A Costermano sul Garda, più precisamente a Villa Albarè, gestita dalla comunità Shalom, dal 2 al 9 agosto si è tenuto il campo Giovani il cui titolo era “Voi chi dite che io sia?”. Per raccontare come sono trascorse queste giornate, abbiamo chiesto a Giuseppe, Teresa e Massimiliano, alcuni neoG al loro primo anno di esperienza di campo Giovani, di rispondere ad alcune domande.
Di cosa avete parlato al campo? Quale è stato il percorso affrontato?
“Il tema del campo riguardava il concetto di identità: il nostro è stato un percorso di costruzione e decostruzione di questo concetto. Pur avendo già alle spalle un passato e delle scelte di vita che ci hanno definito, questo tema si è rivelato davvero impegnativo per noi giovani. Per familiarizzare con questa tematica, nel primo lavoro di gruppo abbiamo provato a separare l’impressione che gli altri hanno di noi da quella che noi abbiamo di noi stessi; ci siamo chiesti se e in che modo il nostro nome (o nostri soprannomi) ci definiscono, se le speranze e i sogni che i nostri genitori hanno riposto in noi sono fonte di incoraggiamento o se invece sono causa di pressione e di aspettative. Nei giorni successivi, abbiamo riflettuto sulla nostra identità all’interno delle relazioni, su come prende forma nel rapportarsi con gli altri e in gruppo. Inoltre, ci siamo interrogati sulla questione della diversità: è un’opportunità di scoperta di se stessi o preferiamo evitarla e omologarci? Abbiamo poi riconosciuto che il nostro modo di affrontare i momenti di crisi ci definisce, raggiungendo la consapevolezza che l’identità non è un qualcosa di monolitico. Infine, abbiamo guardato alla nostra identità come figli di Dio e a quella di Dio come Padre”.
Quale relazione o intervento vi ha colpito di più?
“Proprio quest’ultimo lavoro di gruppo sull’identità di Dio mi ha dato molte risposte ma anche nuove domande. Ci siamo divisi in gruppi di tre o quattro persone in modo da raggiungere una maggiore intimità: così facendo sono riuscito ad aprirmi riguardo a cose più personali e mi sono confrontato con gli altri rispetto al mio rapporto con la fede e anche su come vivere la testimonianza che tutti siamo chiamati a dare in quanto cristiani”.
“La giornata in cui abbiamo parlato della crisi: ho ritrovato molto questo tema nella mia vita e nella vita di molti altri. È stato stimolante vedere come anche nella crisi si possa sempre trovare un motivo di crescita e di conoscenza della propria identità”.
“Mi è piaciuta molto la veglia che ha guidato Suor Nora: interpretando i brani, ci ha fornito una lettura molto umana e concreta e, lasciandoci ogni volta con una domanda su cui riflettere, ci ha aiutato a capirli meglio.”
Come avete vissuto i momenti di preghiera e l’assemblea?
“Essere in un luogo “paradisiaco” ha sicuramente reso i momenti di preghiera molto più profondi. È stato bello riscoprire la comunità come luogo in cui stare a contatto con Dio”.
“Mi sono trovato molto bene al campo G perché mi è sembrato un luogo dove tutti erano lì volontariamente. Ai GG tutti sono obbligati a fare tutto, devono seguire la scansione della giornata mentre al campo Giovani nessuno si sentiva obbligato a pregare ma lo faceva perché voleva. Mi è sembrato tutto molto più profondo. Il deserto mi ha messo molto in crisi. Anche se non ho parlato in assemblea, non avendo ben chiaro cosa dire perché ero arrivato dopo, mi è piaciuta molto perché ho potuto ascoltare gli interventi degli altri”.
È successo qualcosa che vi ha commosso o fatto ridere?
“Mi ha commosso la storia di L., uno dei ragazzi della casa. Avendo la sua stessa età ho empatizzato molto e mi ha detto una frase che porterò sempre con me: «non fare le mie scelte, per favore».”
“Ho parlato diverse volte con L. e oltre a farci ridere – perché raccontava storie effettivamente divertenti – mi ha commosso profondamente. Abbiamo parlato con lui un’intera sera e questo mi ha fatto riflettere sulle poche occasioni che ha per parlare con altri ragazzi della sua età. È stato molto bello ma ero anche molto dispiaciuto per gli ostacoli che ha dovuto affrontare”.
E rispetto al campo GG? Cosa ne pensate?
“Questo era il mio primo campo Giovani e ho potuto notare varie differenze con quello Giovanissimi: innanzitutto mi sono rapportato e ho condiviso parti di me sentendomi alla pari con persone quasi tutte più grandi di me e che in alcuni casi erano stati miei animatori; oltre a una differenza di età ho sentito, rispetto al periodo dei GG, una maggiore varietà di percorsi di vita e di identità appunto. Le nostre diversità sono state valorizzate e mi hanno permesso di arricchirmi. Come già detto, essere tutti alla pari è un aspetto che mi ha fatto sentire maggiormente un senso di fraternità e di condivisione”.
“L’aspetto più bello del campo G è che ti liberi dalle regole degli animatori e fai le attività perché vuoi davvero farle. Tirando le somme, confrontando G e GG, penso di aver trovato nei G la mia dimensione. Riconosco che i Giovanissimi sono stati un passaggio fondamentale ma durante questo campo ho sentito di potermi esprimere al massimo dato che siamo tutti grandi e ci sentiamo liberi”.
Di Giuseppe De Finis, Teresa Ghelfi, Massimiliano Battaglia
