E vi fu grande gioia in quella città

Due giorni di formazione unitaria 2026

L’anno associativo riparte dalla “2 giorni di formazione”, occasione per rivedere facce amiche, condividere pensieri e riflessioni, mangiare insieme e pregare.

Nella prima mattinata del sabato abbiamo vissuto un momento di confronto e bilancio sulle esperienze dei campi del settore Giovani. Ci siamo lasciati guidare dall’incontro tra la donna Samaritana e Gesù, che legge la sua vita e trasforma la sua crisi in opportunità di rilancio e apertura, per mettere in prospettiva ciò che è andato bene e ciò che si può cambiare per vivere al meglio questi importanti appuntamenti estivi, molto sentiti e partecipati.
Il resto della giornata è stato dedicato all’ACR, con i responsabili che si sono riuniti intorno all’icona biblica dell’anno (Mc 2, 18-22) condividendo spunti su come rileggere le dinamiche del servizio per offrire sempre “vino nuovo in otri nuovi”; nel pomeriggio poi Chiara Sgarbi ha guidato gli educatori in un approfondimento sulla gestione di situazioni delicate che si possono incontrare all’interno dei gruppi che ci sono affidati.

La serata a base di gnocco fritto e giochi insieme ha consolidato amicizie e relazioni anche tra giovani “grandi” e giovanissimi, che in ambienti come questo possono vivere la loro appartenenza associativa “alla pari”, sentendosi davvero soggetti attivi della vita dell’AC.

 

La domenica si è aperta con la messa unitaria che ha dato il benvenuto ad Emanuela Gitto, vicepresidente nazionale per il Settore Giovani, nostra ospite e relatrice per la giornata.

La struttura e il funzionamento dell’Azione Cattolica sono fondati su un principio di democraticità, che ogni tre anni ci chiama a rinnovare gli organismi e condividere le responsabilità con persone nuove: Emanuela ci ha aiutati ad entrare in questo anno assembleare che vedrà l’associazione rinnovarsi prima al livello locale per arrivare anche all’assemblea nazionale elettiva.

Emanuela ci ha invitati a tornare su alcuni aspetti fondamentali del nostro essere cristiani: l’incontro con Cristo nei fratelli e nelle sorelle, la gioia della testimonianza, il carattere dinamico e in continuo movimento dell’annuncio, lo stimolo a pensare alle comunità come luoghi in cui ci si sente accompagnati e si accompagna, con una particolare attenzione a lasciarsi smuovere dalle domande di senso che provengono anche da ambienti e persone che non consideriamo come strettamente appartenenti alla vita della chiesa.

L’auspicio è che il rinnovamento dei ruoli ci permetta di vivere questo anno con la consapevolezza del cammino sempre necessario per mantenere “viva” la nostra fede, per fare scelte associative coerenti con la radicalità generativa del Vangelo, per vivere fino in fondo la “scelta religiosa” dell’AC che ci spinge a creare ponti e alleanze. Pensiamo allora ai mesi che ci aspettano, pieni di attività e proposte vive, con uno sguardo di speranza che questi due giorni ci hanno fatto intravedere sui volti dei molti giovani e adulti che si impegnano con gioia a rendere l’AC e la chiesa un bel posto in cui stare.

Di Matteo Tarabini Solmi

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