Radici di violenza

Campo invernale G 2023

Cosa c’è dietro agli episodi di violenza recentemente raccontati? È possibile parlare di femminismo in relazione alla Chiesa Cattolica? Che modello di maschilità vogliamo vivere?

Queste ed altre domande hanno guidato la nostra riflessione al campo invernale del settore Giovani dell’Azione Cattolica, tenutosi dal 27 al 30 dicembre nella struttura parrocchiale di Sant’Antonio in Mercadello. Il format prevedeva tre serate di approfondimento e discussione, aperte a chiunque volesse partecipare, e guidate da persone esperte sul tema.

In compagnia della prof. Cristiana Ottaviano (docente di sociologia all’Università di Bergamo), siamo partiti da un’interessante decostruzione del significato del binomio “genere e socializzazione”, due termini che possono esistere solo l’uno rispetto all’altro. Spesso si tende ad attribuire alla voce “genere” più aspetti che in realtà sono distinti: biologia, identità, espressione e attrazione. Già partendo dall’educazione dei bambini e delle bambine, ciò che attribuiamo al genere maschile o femminile è ben distinto e a volte contrapposto, basti pensare ai colori, ai giocattoli, ai vestiti. La socializzazione quindi parte da basi che non sono neutre: se sei maschio conquisti, se sei femmina ti devi far conquistare. Vediamo quindi che anche le cose più semplici e sottili presentano tracce di modelli che possono diventare problematici.

 Nella seconda serata, aiutati da Elisa Belotti (giornalista, insegnante, co-autrice del podcast “Cristianǝ a chi?”) abbiamo approfondito le radici e gli sviluppi dei movimenti femministi, che nella storia hanno assunto consapevolezze, forme e metodi di rivendicazione diversi, e come tutto questo sia stato recepito dalla Chiesa Cattolica e dalle sue strutture. La strada dell’emancipazione femminile è passata attraverso snodi importanti, conquistando diritti che oggi daremmo per scontati, come l’uguaglianza giuridica, il diritto di voto, l’indipendenza economica e la liberazione sessuale, cercando di colmare la disparità di potere che ha spesso portato a limitare la partecipazione sociale delle donne, in favore di una società (e di una Chiesa) più equa e paritaria.

 La terza serata è iniziata con una “laboratoria” pomeridiana insieme all’associazione “Non una di meno”, che ci ha aiutato ad analizzare i metodi comunicativi dei mass media sulla narrazione di episodi di violenza, per individuare espressioni fuorvianti, colpevolizzanti verso le vittime, o giustificanti verso gli autori, che impediscono una seria riflessione sugli elementi socio-culturali problematici. 

Infine, con Elisabetta Brighenti (psicologa, operatrice del centro antiviolenza Vivere Donna di Carpi) e Marco Deriu (sociologo e docente dell’Università di Parma, fondatore “Maschi che si immischiano”) abbiamo riflettuto sulle forme di violenza e sulle relazioni sociali che si reggono su dinamiche di violenza, disparità di potere e conquista, alimentando a loro volta la distorsione della società e abbiamo ragionato su quali sono i nostri potenziali apporti per bloccare il dilagare di queste dinamiche malsane.

 In conclusione, siamo grati di essere stati parte attiva di questa riflessione tematica che specialmente noi giovani abbiamo a cuore, e ci auguriamo che possa essere occasione per allargare la discussione. Siamo tutti chiamati a contribuire a questo lento processo di cambiamento, per promuovere un modello di relazioni umane e sociali che sia ispirato davvero al Vangelo di Gesù, un uomo che ha amato, accolto, perdonato, che ha dato valore a donne, bambini, emarginati e soprattutto che ha combattuto la violenza con la forza rivoluzionaria dell’Amore.

Maria Giubertoni e Matteo Tarabini

Dal 27 al 30 dicembre ha avuto luogo il campo invernale per i Giovani e i Giovani Adulti della diocesi. Svoltosi nella parrocchia di Sant’Antonio in Mercadello, come ogni campo invernale è stata un’occasione aperta a tutti, compreso chi non fa parte dell’Azione Cattolica o chi non rientrava in uno dei due gruppi del settore Giovani. Infatti, seppure durante le giornate fossero poche le persone presenti, la sera, durante le relazioni, il numero di partecipanti saliva a una cinquantina, con adulti ed esterni, dando un segno importante di interesse verso il tema. Altra caratteristica di ogni campo invernale che si rispetti l’argomento era una questione di attualità:

Il tema del campo, scelto il 24 settembre alla giornata di formazione, era “Radici di Violenza” andando dunque a indagare cause ed effetti della violenza di genere. Il contenuto è stato articolato in tre serate tematiche, ognuna ad approfondire un lato di un tema che necessiterebbe si ben più di incontri data la sua importanza. Il primo incontro, “Generi e Socializzazione”, aveva come ospite Cristiana Ottaviano, docente all’università di Bergamo, la quale ci fatto guardare i ruoli di genere sotto una luce diversa e ci ha ricordato che con la parità di genere anche gli uomini vincono. La seconda serata, “Femminismi e Chiesa Cattolica”, con Elisa Belotti giornalista, insegnante e conduttrice del podcast “CristianƏ a Chi?”, che ci ha mostrato come Chiesa e femminismo non siano così inconciliabili come spesso può sembrare e che seppure ci siano molti in avanti da compiere un cambiamento è possibile. L’ultimo incontro, “Maschi che si Immischiano” con Marco Deriu docente all’università di Parma, in dialogo con Elisabetta Bringhetti psicologa e operatrice del centro antiviolenza Vivere Donna di Carpi; con questi ultimi due ospiti abbiamo avuto l’interessante occasione di riflettere sul tema della violenza da un punto di vista maschile impegnato nella causa, insieme a una professionista che ci ha mostrato gli effetti della violenza. Tutto questo è stato poi intervallato da una “laboratoria” (così è stato chiamato) organizzato dall’associazione “Non Una di Meno” in cui, a gruppi, abbiamo analizzato il modo in cui i mezzi di comunicazione trattano il tema della violenza di genere; abbiamo quindi osservato come se ne parla sui social, sui giornali e in televisione, ottenendo una panoramica su quello che è il mondo da cui prendiamo la nostra informazione.

Sono stati tre incontri su tre aspetti di un tema che ci ha fatto riflettere, appassionare e discutere; durante le giornate, chi è rimasto, ha avuto la possibilità di continuare a parlare e confrontarsi contribuendo a creare il clima necessario alla buona riuscita di questo campo. Dopo le relazioni, infatti, si rimaneva in compagnia con chiacchiere, giochi, torte improvvisate e tanto altro, permettendo anche a chi doveva lavorare o studiare di godere per un attimo di un pezzo di quello che è sempre un campo di AC.

Giovanni Battaglia

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