Domenica 12 Giugno padre Giulio Parnofiello ha analizzato il tema della corruzione da un punto di vista teologico morale.
I fenomeni corruttivi fanno parte di relazioni ben precise che instauriamo fra di noi, spesso per utilità, bisogno o tornaconto. Si assiste a un’alterazione nel rapporto fra esseri umani, proprio perché le relazioni nascono per motivi d’interesse e convenienza. Si preferisce essere disonesti perché ci serve esserlo. Tuttavia non si diventa disonesti improvvisamente, ma a partire da piccole disattenzioni quotidiane che tolleriamo e con cui veniamo a patti. La corruzione è poi una violazione di norme giuridiche; ma la norma non è tale solo perché scritta da qualche parte ma nasce perché ci sono dei valori, che riteniamo importanti per la vita sociale, tanto da indicarli a tutti. La norma, però, non può dirci esattamente quello che dobbiamo fare in una situazione precisa: il comportamento è frutto di un discernimento personale.
La Scrittura offre una serie di criteri utili per questo discernimento personale e comunitario (libri giuridici, profetici, sapienziali). Nel libro dell’Esodo, il popolo arrivato alla Terra Promessa deve costruire la giustizia: «non accetterai dono, perché il dono accieca chi ha occhi aperti e perverte le parole dei giusti». Nei libri profetici, invece, Ezechiele 22, il profeta ci ricorda che non esiste un rapporto con Dio, se non attraverso il rapporto con gli altri: «in te si ricevono dono per spargere sangue, tu presti a interesse e usura, spogli con la violenza il tuo prossimo e di me ti dimentichi, oracolo del Signore». Mentre in Isaia 1, si ribadisce che il costo più grande della corruzione lo pagano i poveri.
Anche il Nuovo Testamento è costellato di riferimenti alla corruzione, o meglio alla radice profonda della corruzione, che risiede nel rapporto deformato che abbiamo con Dio e nella nostra radicalità. Al capitolo 6 del Vangelo di Matteo, il messaggio è molto chiaro: Dio è il fine, mentre il denaro rappresenta solo un mezzo. Ma dobbiamo chiederci se è uno strumento che ci lascia liberi oppure ci condiziona, rendendoci schiavi dell’accumulo a qualunque costo. Un altro episodio è il racconto di Gesù e i venditori nel tempio : Gesù ci chiede se abbiamo scambiato Dio per un mercante e ci invita a notareche la corruzione nel rapporto fra gli uomini altro non rappresenta che una corruzione profonda nel rapporto con Dio, tanto da scambiare la sua casa per un luogo di traffici e non di “preghiera per tutte le genti”.
Questi i concetti alla base di una criteriologia personale, che non fanno altro che aiutarci a capire come mai la corruzione esiste. Questo fenomeno rispecchia la società e le persone che costituiscono i sistemi di quella società. La corruzione passa attraverso la poca radicalità della nostra fede, incapace di andare contro corrente, che ci rende deboli e disattenti davanti a piccoli fatti quotidiani. Il cedere, il venire a patti in certe situazioni per una questione di comodità non rappresenta altro che una piccola crepa della nostra integrità morale. Nel corso del tempo, poi, questa inclinazione porta alla rottura, ovvero alla deformazione delle relazioni con gli altri, che non sono più amici o nemici ma piuttosto complici o nemici.
di Laura Bighinatti
Parrocchia del Corpus Domini