La città e la costruzione sociale

Scuola di partecipazione politica

Venerdì 11 dicembre alla Casa del Volontariato si è tenuta la VI lezione della Scuola di Partecipazione del Movimento Politico Per l’Unità (MPPU – Movimento dei focolari): percorso di formazione biennale dedicato all’impegno politico fondato sui valori condivisi e nutrito dall’ideale della fraternità universale.

La relatrice Lucia Fronza, ex deputata del Parlamento italiano, ha aperto la serata dal tema: “La città e la costruzione del sociale”, coinvolgendo i ragazzi iscritti alla Scuola e chiedendo loro di scrivere e argomentare le ferite e le risorse di Carpi. È risultato molto interessante scoprire che le risorse individuate possono essere una risposta alle ferite aperte della città e ha spronato i ragazzi a creare un laboratorio concreto sullo schema prodotto.
La relazione è iniziata con un’analisi del momento storico attuale scosso da una crisi che colpisce molti campi, quello sociale, economico e politico: «Oggi viviamo una profonda lacerazione del quadro d’insieme che richiede un cambiamento culturale profondo e l’impostazione di un nuovo dialogo». Un ruolo importante lo gioca la città, cellula fondamentale della società umana, la quale è definita dagli antropologi come «una comunità in cui le persone si fanno coscientemente responsabili l’uno dell’altra». Lucia Fronza ha aggiunto che la città è uno «spazio relazionale» in quanto «nasce dal binomio originario che descrive tipicamente la natura dell’umanità: il bisogno di identità e la natura relazionale della persona, il bisogno del dialogo con l’altro». Di fronte ai problemi complessi della società odierna vi è un disegno, una vocazione specifica per le città?
Davanti alla scelta fra due culture di città: la città in difesa, un luogo dentro “le mura” per proteggersi dal “nemico” attraverso una solidarietà “contro” e la città in dialogo, è evidente che la vocazione per le nostre città sia la seconda. Intendendole come città fraterne, luoghi «per stare insieme, per raggiungere meglio gli obiettivi, per un’amicizia civile, a tal punto pervase da questa pratica da essere capaci di proiettarsi in una dimensione di solidarietà “per”, inter-cittadina e globale». Per seguire questa vocazione le politiche da attuare devono rispondere a questa domanda: serve a creare relazioni, porta a una maggior partecipazione? La risposta si trova nel ruolo del pubblico inteso non come gestore della cosa pubblica, ma come uno dei nodi, che ha la particolarità di essere il motore di unità nella città. Una città quindi costruita sul modello relazionale della famiglia, che permetta il benessere di ciascuno insieme al benessere di tutti. «Si potrebbe dire che la città è una famiglia di famiglie».

Per organizzare la nostra città dobbiamo partire dal punto più debole. «Se saremo capaci di rispondere ai diritti degli ultimi, saremo capaci di rispondere ai bisogni di tutti, facendo barriera contro la crescente cultura del conflitto, che produce la guerra, ma anche le insanabili divisioni e violenze dentro la nostra società».

 

di Giulia Maestri

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