Noi, Giovani di AC di Carpi, desideriamo raccontare che cosa ci ha lasciato la nostra esperienza al Giubileo dei Giovani 2025. Abbiamo iniziato con un cammino di tre giorni in Toscana, passando per Camaldoli, Badia Prataglia, Biforco e La Verna, prima di raggiungere Tor Vergata, dove abbiamo partecipato alla veglia di sabato sera e alla messa la domenica mattina. È stata un’esperienza particolarmente toccante, dal momento che nessuno di noi aveva mai davvero fatto un cammino: siamo stati messi a dura prova nel rispondere agli imprevisti che sono sorti lungo il cammino. Le difficoltà che durante il pellegrinaggio ci sembravano insormontabili e motivo di scontro, una volta arrivati a casa abbiamo realizzato che hanno in realtà contribuito a rinforzare le nostre relazioni e a conoscerci più profondamente.
All’inizio del nostro cammino ci siamo interrogati sulla Pace e sui conflitti, in modo particolare considerando la Pace non solo come assenza di conflitti ma come un modo di essere, di fare, di costruire del bene. Nonostante le fatiche del nostro pellegrinaggio, abbiamo riflettuto e pregato insieme, interrogandoci l’un l’altro su come possiamo predisporci alla pace di Dio, preparandoci in questo modo al Giubileo. L’ultima tappa, quella di La Verna, è quella che ci ha colpito di più, e nella quale il sentimento di universalità del Giubileo è stato maggiormente anticipato.
Avere la fortuna, ma anche il coraggio, di compiere questa esperienza ci ha permesso di scoprire l’universalità della chiamata del Signore: con i nostri gruppi parrocchiali e diocesani, che sappiamo non essere numerosi, ci siamo immersi in una realtà con altri giovani da tutto il mondo che parlano però la nostra stessa lingua, la lingua della Fede. Nell’AC della nostra Diocesi, la discussione sul numero di partecipanti in calo rispetto al passato è frequente e sappiamo tutti che è difficile mantenere un certo stile e carisma quando “si cammina in pochi”. Il Giubileo ci ha permesso di vedere meglio le nostre opportunità rispetto ai nostri limiti, perché abbiamo percepito il calore e il sostegno di un altro milione di giovani, che come noi cercano di farsi strada nel mondo seguendo la Parola di Dio, in modo a volte anche controcorrente rispetto al diffuso nichilismo.
Il silenzio calato durante la Veglia, nonostante ci fossero più di un milione di giovani, ci ha dimostrato quanto chiasso faccia in realtà il nostro Credo.
Molti di noi non fanno semplicemente parte del gruppo Giovani ma sono anche educatori o animatori di bambini e ragazzi. Questa esperienza Giubilare ci ha permesso di portare il messaggio di pace, speranza e amicizia del Papa all’interno del percorso di crescita dei nostri ragazzi: a volte si rischia di voler formare i ragazzi senza formarci noi per primi, ma questa esperienza viva ci aiuta a portare loro un messaggio concreto e sincero, vissuto sulla nostra pelle e che può essere d’ispirazione. Raccontare le nostre avventure e mostrarci come sinceri compagni di viaggio e amici, tutto ciò grazie alla nostra Fede, stimola i ragazzi a interrogarsi su cosa c’è aldilà dei loro gruppi ACR e Giovanissimi.
Ci siamo messi in cammino con uno zaino sulle spalle e vogliamo ringraziare chi ha reso possibile questa esperienza così profonda per noi.
In particolare, ci ricordiamo e ringraziamo di cuore Papa Francesco che ha fortemente voluto questo Giubileo; le sue parole da anni fanno parte della nostra formazione e hanno guidato anche in questo caso i nostri passi. Ringraziamo Papa Leone per l’amore con cui ha accolto tutti i giovani pellegrini, ci ha illuminato e dato speranza riconoscendo che l’amicizia può cambiare il mondo. Ringraziamo la Diocesi che ci ha aiutato nell’organizzazione e nei preparativi di questo nostro viaggio e il Vescovo Erio che ha guidato le riflessioni in preparazione all’esperienza giubilare. Ringraziamo don Riccardo che è stato nostra guida spirituale durante il viaggio, senza la sua presenza il pellegrinaggio non sarebbe stato lo stesso.
Di Martina Bertani e Matteo Veroni