Gioia e fraternità nell’incontro con l’altro

Intervista ad Alessandro Pivetti sul triennio 2014-2017

Siamo alla fine di un triennio, il tuo primo da presidente, qual è stato il momento associativo più bello, che ricordi con maggior gioia?

In tre anni di responsabilità ho avuto la fortuna di sperimentare più volte la gioia dell’incontro con gli altri. Ci sono, da un lato, esperienze “grandi” come l’udienza con papa Francesco, che ha segnato il cammino dell’AC tutta, oppure i tre giorni di esercizi spirituali passati assieme al nostro assistente nazionale mons. Mansueto Bianchi, che ci ha lasciato troppo prematuramente.
Ho un ricordo molto positivo delle “due giorni formative”, che hanno sempre portato con sé la gioia del nuovo inizio, del ricominciare assieme, e delle feste finali di AC, che hanno avuto tanti momenti importanti e molti episodi divertenti.
Ripenso anche a tutti i relatori incontrati, soprattutto a quelli con i quali è nata un’amicizia. In particolare siamo grati al prof. Ivo Lizzola, che in questo triennio ci ha sostenuto in modo originale nel nostro ripensarci e comprenderci alla luce di Evangelii gaudium, ma i nomi sono davvero tanti.
A sorreggere questi “grandi” incontri c’è, però, in maniera essenziale, una solida struttura di relazioni senza la quale perderemmo la nostra identità associativa. Non siamo organizzatori di eventi e conferenze, siamo laici associati, chiamati ad essere fratelli e sorelle. Ho nel cuore anche tanti “piccoli” incontri con singoli, con gruppi, a volte di poche persone, in tante parrocchie, a faticare assieme nel comprendere cosa fare e come discernere al meglio le situazioni più svariate. Un po’ di sana fatica nel mantenersi esposti e fedeli agli altri e l’impegno ad imparare ad ascoltare in profondità (si spera) le persone sono esperienze che creano un terreno fertile nel quale ricevere dal Signore il dono di amicizie più adulte e spirituali. Sono queste le cose più belle.

In occasione dell’Assemblea elettiva, con il rinnovo delle cariche e delle responsabilità associative, l’AC di Carpi in che cosa ha bisogno di rinnovarsi? Quale attenzione deve avere per continuare a spendersi nella Chiesa e nel mondo?

Credo che i temi da approfondire in questo passaggio storico di riforma in senso missionario della Chiesa siano davvero tanti. Le scelte pastorali e strutturali dell’AC non possono non partire da un approfondimento teologico ed ecclesiale alla luce della categoria della fraternità e del fare famiglia. Sarà importante creare processi a lungo termine sia per superare i conflitti che si creano inevitabilmente sia per essere accoglienti verso tutti. Il tema del sentirsi costantemente amati-perdonati dal Signore potrebbe essere un centro importante dal quale rimodellare la vita associativa.

Il prof. Lizzola – durante alcune riflessioni al campo invernale adulti – ha detto che l’AC non deve essere “una comunità esemplare, ma un’associazione che testimoni la grande vita quotidiana nella quale può tornare a vivere lo Spirito Santo, un cammino per riscoprire quanto è stato bello nascere”, per ricordare i momenti della vita pieni di amore. Che cosa ne pensi?

Credo che solo dalla gratitudine per l’amore e il perdono ricevuti possa nascere il desiderio di spendersi per cambiare la realtà secondo un disegno d’amore. Niente di eclatante che valga la pena di essere sbandierato in piazza, ma un continuo stare vicini, essere prossimi, fare famiglia che possa scaldare un mondo indifferente e concentrato su di sé. Spero che questo triennio sia stato la preparazione per un nuovo tempo in cui vivere più pienamente l’essere popolo di Dio.

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