Il 7 e 8 marzo 2026, presso la Casa per ferie Tabor a Pavullo nel Frignano (MO), si sono svolti gli esercizi spirituali promossi dall’Azione Cattolica della diocesi di Carpi. Oltre 80 persone, tra bambini, giovani e adulti, si sono ritrovate per vivere due giornate di spiritualità, ascolto, riflessione, condivisione e preghiera, in accompagnamento al proprio cammino di Quaresima.
A guidare gli esercizi è stata Laura Bernardi, docente di religione cattolica e biblista laureata presso la Facoltà Teologica di Milano. Nelle due giornate ha condotto i partecipanti alla scoperta del libro di Qoèlet, focalizzandosi sul tema del “Timore di Dio”, ripreso anche dal titolo dell’evento.
Le giornate sono state scandite da diversi momenti: meditazioni guidate, tempi di lavoro individuale, riflessioni di coppia o in piccoli gruppi e Liturgia delle Ore, oltre alla celebrazione della Messa. Non sono mancati poi momenti di gioco e fraternità, come la serata di sabato 7, oppure spazi di silenzio e preghiera personale.
Il confronto tra tante persone di età differenti, che ha arricchito il dialogo e lo sguardo di ciascuno, è stato particolarmente fruttuoso, e abbiamo goduto dei momenti di amicizia e delle risate vissute insieme. Torniamo a casa con un bagaglio decisamente impreziosito.
Ci siamo sentiti più vicini a Qoèlet, perché dalle sue parole emerge l’immagine di un uomo in cammino, come tutti noi. Dalla lettura del libro si coglie un percorso di ricerca pieno di interrogativi e una progressiva evoluzione dello sguardo dell’autore sulla realtà.
Nel testo poi si intrecciano costantemente quattro ritornelli tematici: la sfuggevolezza della vita e delle cose del mondo, l’invito al darsi da fare nelle opere terrene, la gioia e la sua ricerca, e il timore di Dio, il cardine di tutto. Per descriverlo, siamo partiti dal termine ebraico, ricco di sfumature e significati che, messi insieme, compongono una definizione complessa e sfaccettata: il timore di Dio è la relazione con Dio vissuta pienamente, con la consapevolezza che ci troviamo sempre alla Sua presenza e che siamo Sue creature, mentre lui è il nostro Creatore. Ed è nel vivere questa relazione, secondo Qoèlet, che si trova la radice della gioia.
Inoltre, l’autore si pone in rapporto dialettico con la tradizione sapienziale che lo precede: prima di lui era norma, infatti, mettere al centro la Legge, la morale e distinguere gli uomini tra buoni (coloro che la rispettano) e malvagi (coloro che non lo fanno).
Qoèlet non mette in discussione l’importanza della Legge, ma colloca al centro la relazione con Dio. Sostiene che le categorie “buoni” e “cattivi” siano riduttive, poiché dentro ognuno di noi si svolge un’eterna lotta tra Bene e Male, e scegliere sempre il Bene non è possibile per nessuno. È qui che si fa spazio una terza categoria, quella dei “timorati di Dio”: coloro che, in ogni momento della vita, nel giusto e nell’errore, riescono a mantenere la consapevolezza di trovarsi davanti al Signore, e scelgono di stare rivolti verso di Lui.
Queste giornate si sono rivelate di grande profondità.
Le riflessioni sul Libro di Qoèlet ci hanno aiutato a fermarci e a riconoscere dentro di noi alcune difficoltà; sono state un’occasione per fare un riordino interiore, e capire cosa correggere o cosa migliorare. Ci hanno spronato a meditare su cosa significhi vivere con maggiore coscienza: riconoscere le gioie di ogni giorno e goderne, ma soprattutto coltivare la relazione con Dio quale nostro Creatore e metterla al centro della nostra vita. Se alimentata in modo autentico, essa può essere davvero il fondamento di felicità e pienezza, e si riflette anche nella qualità delle nostre relazioni con gli altri.
Preghiamo dunque il Signore affinché ci ricordi che la nostra vita è costantemente un cammino alla Sua presenza.
Di Martina Castiello e Agnese Negrelli,
Gruppo Giovani di AC Mirandola