Che gioia ci hai dato, Signore del Cielo?
Ci abbiamo messo otto giorni per capirlo, riflettendo su come riconoscere e accogliere la gioia che il Signore ci manda.
Nel corso del primo blocco abbiamo individuato le nostre esperienze positive per poi renderci conto che la gioia di cui parliamo non è un sentimento limitato, ma un motore che viene attivato dal nostro vissuto e ci spinge a essere per gli altri, ad aprirci a nuovi spazi di relazione, a compiere atti di bontà, a crescere con il prossimo. A volte, però, rimorsi e risentimenti possono ostacolare il nostro cammino verso un futuro di gioia e per impedire che ciò avvenga è fondamentale riconoscere che sono i nostri errori e le nostre esperienze, positive e negative, a formarci e che, non essendo Dio, non possiamo prevedere le conseguenze delle nostre azioni ed è quindi importante non rimuginare sui nostri sbagli, ma sfruttarli ottimisticamente per la nostra crescita personale. In seguito Paolo, Anania e Barnaba ci hanno mostrato che Dio ha un progetto per ognuno di noi, un cammino di guarigione dal nostro passato doloroso. Ecco che alla fine del primo blocco Gesù si mostra a Pietro e a Giuda come uomo che muore in croce per noi, donandoci una relazione di amore gratuito che noi non sempre (come Pietro e Giuda) siamo capaci di accogliere.
Quale gioia ci cerca dal futuro? Il secondo blocco ci ha mostrato come il futuro sia un tempo importante per la gioia. Come Maria Maddalena, non dobbiamo chiudere il nostro cuore in schemi definiti e fissi perché Gesù ci chiama per nome e ci mostra un futuro inatteso e inimmaginabile nella sua pienezza. Per aiutarci a vivere la gioia con lui Dio ci dona lo Spirito Santo, amore nella relazione tra il Padre e il Figlio, che ci rende capaci di riconoscerci fratelli.
Lo Spirito Santo suscita in noi il desiderio di gioia, che si manifesta nei gesti di Dio per noi. Il profeta Isaia ci presenta l’invito del Padre a partecipare al banchetto che lui stesso sta preparando per noi, ci attende e ci permette di vivere la fraternità senza veli, sovrastrutture né motivi di sofferenza.
Un altro grande dono che il Signore ci offre è l’eucaristia, segno della presenza di Dio nella nostra vita che rinnova il nostro modo di relazionarci agli altri.
In che modo il Signore ci aiuta a vivere questa gioia nel presente? È possibile rendere già presente il banchetto compiendo gesti che ci permettano di vivere la gioia abbracciando i nostri fratelli e il creato. Non è facile, però: è indispensabile una spiritualità missionaria, che richiede la capacità di uscire dall’individualismo, di abbandonare la sfiducia nei confronti del messaggio della Chiesa e di smettere di agire in egoismo ed egocentrismo; coltivare relazioni nuove generate da Cristo, non sospettando dell’altro e non isolandoci; convertirci ecologicamente attraverso, prima di tutto, una conversione profonda del cuore che, in sobrietà, possiamo raggiungere in comunione con gli altri.
di Guendalina Riccò, Gioia Scazza, Lorenzo Ricchetti, Margherita Battaglia
Parrocchie di Fossa, Fossoli, San Bernardino, San Giacomo Roncole