Campo estivo G e GA 2023

Ho visto Dio, che cura lui, che cura lei, che cura me

Anche quest’anno, nonostante le circostanze particolari, si è svolto, dal 7 al 13 agosto alla Casa della Sapienza di Lozio, il campo estivo per i gruppi Giovani e Giovani Adulti della nostra diocesi. Circostanze particolari dettate dalla concomitanza con l’altro grande evento dell’anno: la GMG di Lisbona a cui ha partecipato la maggior parte dei nostri giovani. Proprio questa coincidenza ha fatto sì che il campo, momento cardine all’interno dell’anno per l’Azione Cattolica, si svolgesse ad organico ridotto con 17 partecipazioni totali, anche se scaglionate da salite e discese. Tutto questo però può essere visto con sguardo positivo, si è infatti creato un ambiente familiare dove si è avuta la preziosa occasione di passare del tempo con tutti quanti, permettendo un continuo arricchimento.

Come ogni anno il campo è stato un momento importante, di ripresa di relazioni, di nuove conoscenze, di riflessioni e di incontro con il Signore e il tema di quest’anno non poteva che aiutare tutto questo. La cura. Questo tema, nato il 10 maggio, è cresciuto e si è sviluppato per tutta l’estate alle équipe fino ad essere portato al campo G-GA prima, e al campo GG dopo, riscuotendo inevitabilmente successo. Sì, perché si è trattata di una scelta più che azzeccata, arrivata in perfetto orario in vari momenti della nostra storia personale, e che ha parlato al cuore di tutti quanti portandoci ad una profonda interrogazione sulle nostre relazioni a 360°. Partiti supereroi, ci siamo scoperti fragili e di questa fragilità abbiamo imparato a prenderci cura, fino a vedere la concretizzazione del Regno dei Cieli.

Ma non è stato solo riflessioni e lavori di gruppo. In un campo, come ho detto, familiare non potevano mancare i momenti di divertimento ed evasione: i dopopranzo al bar, i giochi serali, la gita, tour inaspettati…lo stare insieme. Briciole preziose e istanti di cura per coltivare amicizie preziose e conoscere un po’ meglio la realtà di ognuno. Tra la classica fitta routine (7:30 sveglia, 8:00 lodi, 8.30 colazione, due relazioni, pranzo, relazione, messa, cena, serata, compieta) in un campo sulla cura, un posto speciale non potevano non avere le persone che inevitabilmente hanno lasciato un’impronta nel cuore dei propri compagni.

Anche quest’anno il campo è stato dunque il momento importante che doveva essere; l’intermezzo tra un inverno e l’altro che permette di riprendere in mano le redini del proprio percorso e incontrare il Signore; il luogo in cui nascono nuovi rapporti destinati a lasciarci inevitabilmente qualcosa e a rimanere nella nostra vita in un modo o nell’altro, e dove ritorna chi si era allontanato; il momento che non poteva saltare, e quindi non è saltato, perché uno spartiacque troppo prezioso per lasciarlo sfumare nell’ombra della GMG. Perché occasioni come quelle del campo non ritornano, come minimo per i successivi 12 mesi, e vanno colte al volo lasciando che i lavori di gruppo ci facciano crescere, i giochi ci uniscano e i momenti di preghiera ci elevino.

 

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