«In quel tempo, Zaccarìa, padre di Giovanni, fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo: “Benedetto il Signore, Dio d’Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo, e ha suscitato per noi un Salvatore potente nella casa di Davide, suo servo, come aveva detto per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo: salvezza dai nostri nemici, e dalle mani di quanti ci odiano.
Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri e si è ricordato della sua santa alleanza, del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre, di concederci, liberati dalle mani dei nemici, di servirlo senza timore, in santità e giustizia al suo cospetto, per tutti i nostri giorni.
E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade, per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza nella remissione dei suoi peccati. Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio, ci visiterà un sole che sorge dall’alto, per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra di morte, e dirigere i nostri passi sulla via della pace”».
Nell’ultima domenica di Avvento, la liturgia ci accompagna con la figura di Zaccaria, marito di Elisabetta e padre di Giovanni il battista. Zaccaria si era dimostrato scettico di fronte all’annuncio da parte dell’arcangelo Gabriele sulla futura maternità di sua moglie e sul nome da dare al nascituro; dall’incontro con l’angelo, per i nove mesi seguenti è rimasto incapace di parlare.
Nel brano appena letto Luca riporta le prime parole che Zaccaria pronuncia dopo mesi di mutismo: queste ripercorrono la storia della Salvezza, l’alleanza che Dio ha stretto con il popolo di Israele, storia di cui Zaccaria si sente parte insieme alla sua famiglia.
Sono parole scelte con estrema cura, forse meditate a lungo, che raccontano un orizzonte inedito e ricco di speranza.
In questo tempo di pandemia il distanziamento sociale ci costringe ad essere più lontani dalle nostre relazioni, almeno fisicamente.
Gli incontri con le persone care sono più sporadici, spesso limitati a telefonate o brevi ritrovi, perciò diventa sempre più urgente porre attenzione alle parole che utilizziamo con gli altri: sono scelte e meditate, come quelle di Zaccaria dopo il lungo silenzio?
Sono parole di sconforto, sfiducia, paura o parole di speranza?
In che modo possiamo essere profetici, anche in questo tempo, nei confronti delle persone che abbiamo intorno?
Zaccaria, poi, è capace di decentrarsi completamente: nelle sue frasi l’attenzione è posta sul popolo, su Giovanni, su Dio. Su cosa sono incentrate le nostre conversazioni con gli altri? Come possiamo diventare capaci di relazioni che si proiettino al di là dei nostri bisogni personali e siano capaci di slanci più ampi?
Il Cantico di Zaccaria, recitato nelle Lodi, apre la giornata di ogni cristiano: in questi giorni di conclusione del periodo di Avvento proviamo a soffermarci con più attenzione su questa preghiera, perché possa illuminare il nostro discernimento quotidiano, durante questo periodo come in ogni giorno dell’anno.
A cura di Elena e Fabrizio Pizzetti