«In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: “Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: ‘Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna’. Ed egli rispose: ‘Non ne ho voglia’. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: ‘Sì, signore’. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?”.
Risposero: “Il primo”. E Gesù disse loro: “In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel Regno di Dio. Giovanni, infatti, venne a voi sulla via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli”».
“Che ve ne pare?”, “Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?”.
Una parabola molto breve, raccontata da Gesù in soli due versetti, racchiusa da due domande rivolte ai suoi ascoltatori di allora e di oggi. Due domande molto semplici. Che ce ne pare dei due figli, che alla richiesta del padre agiscono all’opposto di quanto dicono?
Del primo figlio, forse, ci colpisce che, a seguito del diniego iniziale, si penta, cambi idea, e che questa possibilità gli sia data. Nessuno che abbia peccato è rinchiuso per sempre nella sua rivolta, nel suo errore, ha sempre la possibilità di riprendere la relazione venuta meno, interrotta. Il secondo figlio, forse ci ricorda passaggi della nostra vita, della nostra fede, vissuti con grandi slanci cui spesso non sono seguite azioni e scelte concordanti.
Il secondo figlio ci ricorda quanto conti la realtà della nostra vita, il vissuto, le relazioni spese, l’amore trafficato, rispetto all’amore immaginato.
Con la domanda conclusiva Gesù ci pone di fronte alla necessità, all’urgenza di esprimere un giudizio, non solo di certificare l’incoerenza o la singolarità del cuore dell’uomo. Vite poste sotto il giudizio pubblico possono comportare il sincero desiderio di cambiare e di convertirsi, vite apparentemente irreprensibili possono portare a custodire i propri peccati, ad amarli, fino a non sentire l’urgenza vitale della conversione.
Alla luce di questa parabola e delle domande di Gesù, senti l’urgenza sincera di cambiare qualcosa nella tua vita e di convertirti?
A cura di Fabio Torrebruno