A misura di Pace

Campo estivo Giovanissimi

Dal 18 al 23 Agosto di quest’anno, presso la casa San Giuseppe nelle prealpi venete, a Valdobbiadene, si è tenuto il campo giovanissimi, il titolo scelto per quest’anno era “A misura di Pace”. Il tema del campo era la Pace, non solo quella geopolitica, ma anche e specialmente quella che Gesù ci offre, quella che viviamo tutti i giorni in famiglia ed anche quella che percepiamo quando siamo insieme agli altri GG. Durante il primo giorno ci siamo acclimatati e abbiamo imparato a conoscere la casa di Valdobbiadene, che abbiamo raggiunto a piedi dopo la messa al tempio del donatore. Abbiamo anche svolto una attività per cui abbiamo scritto su di un post-it che cos’è la Pace per noi.

Il secondo giorno è stato contrassegnato dall’intervento del Vescovo Erio, che ci ha raggiunto e ha letto alcune delle definizioni di pace che avevamo scritto nel primo giorno di campo. Egli si è soffermato su tre tipi di pace: una pace di comodità, ovvero il contrario di impegno e che sviluppa l’indifferenza; pace del dono, dove si comprende il vantaggio di vivere il “dono della fede”; e per ultima la pace del cimitero, cioè l’assenza di vita che porta alla mancanza di Pace. Infine, il vescovo ha concluso il suo intervento ricordandoci che la Pace non è assenza totale di tensioni, poiché l’uomo è fatto per “soffrire l’inquietudine” e solo nelle relazioni riusciamo a vivere le nostre risorse più importanti.

Un altro tipo di Pace molto importante di cui ha parlato don Erio è quella che porta Gesù, ovvero una Pace di spada, che non porta distruzione, ma che ci permette di distinguere il bene dal male. L’intervento di don Erio, per certi versi è stato un’anticipazione di molti dei temi trattati lungo il corso del campo, è stato anche dinamico visto che ha anche risposto ad alcune delle nostre domande e ci ha aiutato a fare un po’ di chiarezza riguardo al tema.

A causa del tempo inclemente è stata svolta soltanto una gita il 18 agosto, abbiamo percorso un sentiero di circa 15km presso la malga Mariech dove abbiamo pranzato tra galline e mucche; poi il percorso si è allungato per i meno stanchi sino al rifugio Posa Puner, in cui ci siamo riposati prima di ritornare giocando a carte e mangiando un gelato. Durante la gita era in corso il gioco dell’amico segreto, che ha fatto nascere nuove amicizie e ha alleviato la stanchezza lungo il tragitto perchè ci siamo messi in gioco cercando di palesarci (ma non troppo) con il nostro amico segreto, inizialmente raccogliendo un mazzolino di fiori e poi iniziando a parlare insieme.

Nel giorno della seconda gita viste le condizioni meteo, le dieci squadre in cui i ragazzi erano suddivisi, hanno svolto diversi giochi: al mattino, dopo qualche ballo insieme agli animatori, i ragazzi hanno giocato tutti insieme al sultano; mentre al pomeriggio le varie squadre hanno svolto alcune prove sia di movimento, sia di ingegno, e alla sera abbiamo realizzato delle scenette, successivamente valutate dagli animatori; anche durante questo giorno ci è stato assegnato un amico segreto, con cui però questa volta dovevamo riuscire a scattare un selfie, ovviamente senza farci scoprire.

Nelle relazioni ci sono stati proposti diversi brani, tra cui quello riguardante la morte di Abele (Gen 4,1-11) ed anche quello della pecora smarrita (Mt 18,1-35). Per quanto riguarda il primo, durante il lavoro di gruppo, ci siamo soffermati sulle cause di rottura della pace, per esempio “chiudersi in se stessi”, senza riflettere su ciò che si è fatto e non fidandosi dell’altro, in merito al secondo brano, nel lavoro di gruppo abbiamo parlato della pace di Dio, sinonimo di amore e di come noi possiamo “insaporire” gli ambienti in cui viviamo (sport, scuola, famiglia), portando in essi ciò che abbiamo imparato e su cui abbiamo riflettuto durante la settimana.

A metà campo abbiamo anche fatto un’assemblea con attività: sul pavimento del salone gli animatori avevano preparato un grande piano cartesiano con le possibili reazioni di fronte ai conflitti (mi impongo o mi adeguo), e noi su di un post-it abbiamo scritto un conflitto che avevamo vissuto o che stavamo attraversando, e dopo aver spiegato che cosa significava quella situazione, abbiamo attaccato sul pavimento il post-it mostrando anche come avevamo deciso di porci rispetto a quel conflitto.

Il pomeriggio del mercoledì è stato il momento individuale della penitenziale: dopo aver letto e spiegato i brani abbiamo ricevuto delle domande su cui riflettere durante il deserto; un momento utile e speciale, in cui noi i gg abbiamo avuto l’occasione di pensare in solitudine a ciò di cui avevamo parlato nei lavori di gruppo aiutandoci anche con le domande; successivamente, una volta finito il lavoro personale, si poteva scegliere di andare a confessarsi da don Riccardo, altrimenti si andava direttamente in cappella dove si trovavano appesi alle pareti dei cartelloni con su scritto tre diverse tematiche, “Pregare”, “Condividere”, “Testimoniare”, la regola spirituale, e correlati ad esse degli impegni da prendere durante quest’anno; scelti e scritti i propri la Penitenziale si concludeva scrivendo su un bigliettino il  nome della persona che secondo noi ci corrispondeva di più.

Il campo è stato, come al solito, anche un momento di divertimento, ed oltre agli scherzi e alle battute, ci sono anche state le serate di gioco, con il famoso “Gioco giallo”, dove, sempre divisi a squadre, dovevamo risolvere un caso interrogando i personaggi della storia (non che gli animatori travestiti), poi in un’altra serata erano stati organizzati i giochi musicali, in cui alla fine tutti insieme, gg e animatori, abbiamo cantato abbracciati gli uni agli altri, ma la serata più attesa di tutta la settimana è stata  la Cristoteca, che tra un ballo e l’altro si è conclusa con qualche lacrima, soprattutto da parte dei 2007.

Verso fine del campo, il penultimo giorno, ci ha raggiunti Alessandro Dal Bosco, il responsabile regionale dell’Emilia-Romagna di MSAC che ci ha spiegato che cos’è il Movimento Studenti di Azione Cattolica e, a seguito della sua presentazione, noi gg abbiamo svolto un lavoro autogestito divisi per tavoli, trattando di temi che toccano da vicino le vite dei giovani e che parlavano di realtà scolastiche in paesi in guerra, alla fine di questo momento, c’è stata la restituzione in assemblea.

Il campo per noi gg è stato anche un momento di preghiera, leggermente diverso dal solito, perché è stato possibile viverla assieme a tutti i propri amici, in comunità: la liturgia è stata curata a turni dalle varie squadre che si premuravano di preparare le preghiere dei fedeli, scegliere i canti per la messa e organizzarsi per le letture; in particolare ha colpito l’offertorio dell’ultima messa, curato dai 2007 che hanno acceso una candela ciascuno, così condividendo con noi più giovani, simbolicamente, la gioia e lo spirito della loro esperienza di giovanissimi. Un altro gruppo di gg, accompagnati a volte anche dagli animatori, si occupava di curare i canti durante i momenti in cappella.

Anche lodi e vespri costituivano un momento di preghiera importante: le lodi perché erano il primo momento di ritrovo comune della giornata, iniziata intonando i salmi un po’ tutti ancora assonnati, e i secondi perché si concludeva la giornata e si ringraziava per essa, sempre tutti insieme, e con l’esame di coscienza si ripercorrevano i momenti del giorno appena concluso. Inoltre, non pochi tra noi rimanevano ogni sera nella cappella per avere un momento di preghiera e raccoglimento più personale.

È arrivato poi alla fine dell’ultima sera, dopo balli, canti e risate, il momento di salutare i 2007, che hanno condiviso con tutti il loro percorso GG durante gli anni attraverso un video con alcuni momenti iconici dei vari campi e in seguito leggendo una lettera agli animatori, che ha commosso tutti.

L’ultimo giorno di campo è stato caratterizzato dalle pulizie generali pre-partenza e specialmente dall’ultima assemblea, in cui abbiamo cercato di riflettere sulla domanda “Quali strategie posso adottare per portare la pace a misura di Cristo?”.

Sono stati espressi molti punti di vista interessanti: c’è stato chi ha parlato di cambiare il proprio comportamento, chi ha parlato della percezione del campo, che inizialmente non era delle migliori ma che poi è mutata, altri invece, hanno detto che erano arrivati al campo con un’idea di Pace diversa da quella con cui sarebbero partiti, alcuni hanno detto che essere portatori di Pace è un modo per portarla a loro stessi, e c’è anche chi ha affermato che una strategia per portare la Pace di Gesù nella propria vita sia quella di pregare maggiormente.

In conclusione, possiamo affermare che sia stato un campo non semplice (anche considerato il numero di infortuni e di malati), ma che, mettendoci alla prova con i suoi contenuti e facendoci riflettere, sia stato utile per conoscere meglio la nostra relazione con Gesù e, in parte, anche il motivo per cui andiamo ai gg.

È stato anche, come al solito, un momento divertente e di condivisione, in cui abbiamo potuto stringere tante nuove amicizie e un pochino siamo usciti dalla nostra zona di comfort, ragione per cui non vediamo l’ora di incontrarci durante il nuovo anno associativo agli incontri diocesani e specialmente al prossimo campo!

Di Marco Giubertoni e Maddalena Pescetelli

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