Incontri di gioia

Visita di papa Francesco a Carpi | 2 aprile 2017

Il 2 aprile papa Francesco ha fatto un grande dono a tutta la diocesi di Carpi.
Noi giovanissimi, ognuno a suo modo, abbiamo cercato di accoglierlo e di vivere al meglio la sua visita. Chi ha seguito la messa in televisione, chi alle quattro del mattino aspettava di entrare in piazza e chi animava la messa nel coro.
Per me e per chi ha suonato nel coro è stata una fatica, per tutte le prove che sono state fatte, ma vissuta con serenità in nome di qualcosa di più grande: la corale, infatti, è stata un valido motivo per riunire persone da tutta la diocesi, anche dalle parrocchie più piccole e lontane che a volte rimangono un po’ emarginate, ed è stata un segno di come il mettersi insieme a servizio della comunità sia fonte di un’immensa gioia, che deriva da quell’amore umile e di servizio a cui Gesù ci richiama costantemente.
Abbiamo cercato di preparaci a questo evento con le prove dei canti, abbiamo riempito il nostro zaino con tutto ciò che ci serviva per passare la mattina in piazza e abbiamo portato con noi tutte le nostre insicurezze e gioie. Ma soprattutto, la sera del 1 aprile abbiamo partecipato alla veglia di preghiera e preparazione per l’arrivo del santo padre, abbiawmo pregato insieme per metterci in comunione con tutta la comunità diocesana, riflettendo su come il Signore ci dia la forza e la speranza di guardare avanti, a un futuro di comunione fraterna.
Nell’omelia fatta durante la messa in Piazza dei Martiri, papa Francesco ci ha esortati a riflettere sullo sconforto di Gesù ai piedi del sepolcro di Lazzaro, egli non fugge dalla sofferenza, non si fa imprigionare dal pessimismo, ma invoca il Padre e vede la speranza. Lui è la speranza, la resurrezione e la vita, ci dà un esempio di come reagire. Così siamo chiamati a rialzarci dalle macerie del sisma e ad accogliere Cristo nel nostro piccolo sepolcro, Lui ci invita a togliere la pietra che chiude il nostro cuore, ci rende liberi dalle nostre ferite, dai nostri rancori per poterlo seguire con gioia.
Noi giovanissimi ci siamo sentiti chiamati da Gesù che salva e si fa speranza per noi, ma siamo stati chiamati anche dal santo padre, che è venuto nella nostra piccola realtà diocesana mantenendo il suo stile semplice e familiare. Ha salutato da vicino le persone più in difficoltà e ci ha salutati tutti, testimoniando la sua vicinanza, ci ha donato una grande gioia, ci ha portato il suo segno di speranza.
È stato molto importante per noi condividere e moltiplicare la gioia di quel giorno con i nostri gruppi parrocchiali e con i nostri amici di tutta la diocesi e speriamo di essere capaci di trasmetterla a tutti.

di Margherita Battaglia

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