Il male e il bene comune

Le mafie in Emilia Romagna

«Adorazione del male e disprezzo del bene comune» queste le parole di papa Francesco durante la messa celebrata nella spianata di Sibari in occasione della visita del pontefice in Calabria a giugno 2014. «Questo male va combattuto, va allontanato, bisogna sempre dirgli di no… Quando non si adora il Signore si diventa adoratori del male, come lo sono coloro i quali vivono di malaffare e di violenza e la vostra terra, tanto bella, conosce i segni e le conseguenze di questo peccato. La ‘ndrangheta è questo: adorazione del male e disprezzo del bene comune».

Parole forti che ci hanno condotto a una lunga riflessione nelle due giornate del campo invernale adulti di AC della diocesi di Carpi, svoltosi dal 2 al 3 gennaio 2016 presso la parrocchia di Sant’Agata di Cibeno, e che ci ha permesso di approfondire in che modo si è strutturata la mafia nel tessuto economico, sociale e politico della nostra regione e come è possibile reagire e rispondere a una mentalità e cultura mafiosa che si respira sempre di più nell’agire comune, grazie al contributo di alcuni relatori che hanno gentilmente dato la loro disponibilità.

Una tematica che per molti di noi inizialmente è apparsa lontana dalle nostre vite, dalla quotidianità, ma che si è rivelata realmente insita nelle nostre piccole e grandi città dell’Emilia Romagna. Un rapido quadro generale ci è stato fornito da due giornalisti del nostro territorio Alberto Setti della Gazzetta di Modena e Pierluigi Senatore di Radio Bruno, i quali con molta umiltà e semplicità hanno raccontato e condiviso insieme agli adulti alcuni concetti e avvenimenti che hanno coinvolto e coinvolgono tuttora la nostra regione e le nostre città.

Setti ci ha aiutato a fare un breve ma complesso excursus sulla storia e il radicamento della mafia in Emilia Romagna attraverso alcune delle più importanti inchieste giornalistiche, prima fra tutti il caso “Aemilia”; mentre Senatore, grazie alla sua esperienza e impegno in progetti sul tema della legalità, ci ha portato a riflettere sulla cultura locale: come si è modificata nel tempo e come si è lasciata modellare dalla cultura mafiosa; come la sete di denaro e la corruzione siano la chiave di tutto e quanto sia importante essere dei buoni testimoni (genitori/educatori) non solo di gesti di legalità, ma di giustizia.

Infine, a chiudere il campo invernale è stata l’associazione “Colore” di Reggio Emilia, nata nel luglio 2010 dalla volontà di un gruppo di cittadini di promuovere nella città sguardi attenti che sappiano monitorare il territorio e prevenire i rischi delle infiltrazioni mafiose.

Qual è il giusto confine tra bene e male? La linea risulta molto sottile e il rischio è che il male si diffonda e oltrepassi quel confine inquinando il bene. Diventa perciò necessario fare discernimento per gettare ponti che sappiano educare e risanare atteggiamenti, azioni e relazioni socialmente positive da renderci tutti responsabili e giusti. Non deleghiamo, ma spendiamoci e mettiamoci in prima linea, come dice don Luigi Ciotti, fondatore dell’associazione Libera contro i soprusi delle mafie in tutta Italia: «Solo un noi può opporsi alle mafie e alla corruzione». Camminando con Dio e l’uno accanto all’altro saremo in grado di comprendere, leggere la realtà e spenderci per il bene comune di tutti, senza farci sedurre dal male.

Carlotta Miselli
Parrocchia di San Bernardino Realino

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