Facciamo a metà?

Modulo Nazionale Giovani

Sono passati pochi giorni dalla conclusione del modulo nazionale del settore Giovani di Azione Cattolica dal titolo “Facciamo a metà?”, il cui focus principale riguardava la capacità di abitare il conflitto in modo generativo. Il modulo ha visto riunirsi presso il Centro Pastorale Ambrosiano a Seveso (MB) ragazzi e ragazze da tutta Italia, insieme ad ospiti provenienti da Malta, Romania e Ucraina. Questi ultimi in particolare erano presenti perché selezionati come partecipanti al seminario internazionale “Shaping Peace, Realising Hope: Global Youth in Dialogue” che si è tenuto in parziale concomitanza con il modulo nazionale. Con questi ospiti abbiamo avuto l’opportunità di condividere spazi, riflessioni e personali esperienze di conflitto.

Diversi ospiti e interventi hanno animato il weekend associativo offrendo chiavi di lettura nuove o rinfrescando buone pratiche conosciute. Sia che si applichi al piano relazionale che a quello geopolitico, ci sono alcuni tratti che identificano il conflitto in modo univoco come una forza modellante e plasmante.
L’atteggiamento della mitezza diventa la chiave per far sì che questa forza costituisca un punto di partenza piuttosto che di spaccatura: la testimonianza di Vittorio Bachelet, che traspare dalle parole del figlio Giovanni, ci ricorda che mitezza differisce da arrendevolezza. La mitezza infatti non necessita di identificare un nemico contro cui scagliarsi per costruirsi una identità, e questa consapevolezza diventa sostanziale per capire che non siamo in competizione, che l’obiettivo non è schiacciare l’altro/a, ma piuttosto incontrarsi e conoscersi, ricercare quell’unione nelle differenze che parte dalla comune umanità, rifiutando di abbandonarsi alla logica delle contrapposizioni esasperate.

È così che la mitezza diventa forza, diventa resistenza, vera testimonianza di radicalità a servizio della pace, via alternativa per abitare i conflitti cercando di lavorare sulle radici dell’inimicizia per trasformarla.
Allora urge imparare prima possibile come vivere conflitti di “qualità” che non mettano mai in discussione la sacralità dell’idea dell’altra persona, per quanto non sia rappresentativa della nostra, e continuare a costruire spazi di pace dove educarsi a non odiare neppure i nemici, a partire dai nostri gruppi associativi e arrivando ad ogni ambiente della società che abitiamo e che di questo spirito di condivisione oggi ha tanto bisogno.

Di Maria Giubertoni

Incaricata regionale Giovani

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