Vi ho chiamato amici

Il campo ad Asiago del settore Adulti

Gli adulti di Azione cattolica di Carpi, dopo una lunga parentesi marittima, hanno scelto Asiago per vivere un’ esperienza comunitaria di “amicizia spirituale”. La proiezione di The Help di Tate Taylor e l’appassionato dibattito che ne è seguito ci ha permesso sin da subito di aprire percorsi possibili a tema. La pioggia incessante dei primi giorni ha scelto per noi l’inversione del programma. Cosi Luca Spinardi ed Anna Colli ci hanno aiutato ad inquadrare la questione nel nostro tempo. Un tempo che, più che per l’amicizia, pare caratterizzato da una epidemia di solitudine. Un potente virus in grado di contagiare soprattutto il nord Europa ma ben diffuso ovunque, al punto da indurre diversi attori pubblici a mettere in atto azioni di contrasto: cosi ad esempio Barcellona e Pau (Francia) ed i governi giapponese e britannico che hanno creato un ministero ad hoc anti solitudine. Scelte politiche supportate anche da studi scientifici che hanno portato, fra le tante, a due evidenze conclusive: il cervello si modifica e si riduce stando da soli ; c’è una correlazione certa tra solitudine e maggiore utilizzo di farmaci. Aveva quindi forse ragione Zygmunt Bauman quando già nel 2000 indicava nella solitudine e nell’insicurezza  il prezzo da pagare per una sempre maggiore libertà individuale?

Eppure ancora oggi, come ampiamente in passato, tutti parlano ancora di amicizia e la identificano come elemento fondante dell’esistenza umana. Anzi, dopo la pandemia, c’è una riscoperta della stessa in adulta. Quindi  ha ancora senso parlare di amicizia ? Come è cambiata? Abbiamo ancora tempo per l’amicizia in età adulta?  O siamo già persone formate e non ne abbiamo più bisogno?

La mattina seguente, Alice Bianchi, docente alla Cattolica Sacro Cuore di Brescia e dottoranda alla  Gregoriana di Roma ha provato ha rispondere a queste domande. Vita e vita sprituale per un cristiano di fatto coincidono, la vita è tutta spirituale . L’amicizia in sé è spirituale, cambia invece la nostra idea di amicizia nel tempo. Piuttosto che chiederci se le nostre amicizie sono “perfette” sembra centrale un’altra questione che risponde all’esortazione di Gesù “Fatevi delle amicizie (anche con la ricchezza disonesta)” in Lc 16,9. La questione è più pratica che definitoria e identitaria: che ne facciamo delle nostre amicizie ? Cosa dicono dello stato della nostra vita (spirituale) le nostre amicizie? Le amicizie mappano la vita (spirituale). Farsi degli amici richiama la necessità di uscire dalla “bolla” cristiana. Perchè allora parlare di amicizia spirituale? Perchè è una categoria teologica che ci torna, perchè mette al centro il soggetto che sceglie, perchè ci aiuta a mantenere il senso di comunità e forse immaginare riformulazioni, a patto che per comunità si intenda qualcosa di plurale e variegato. E’ utile parlare di «amicizia spirituale» oggi anche perché ci evita le derive abusatrici e manipolatrici del recente passato, perché un amico non è un padre/direttore spirituale, non esercita una relazione asimmetrica.

Infine, è toccato al nostro assistente Don Carlo Bellini, con il suo intervento, a provare a raccogliere e rilanciare gli stimoli precedenti. Gesù annuncia che il Regno di Dio è venuto nella forma della amicizia con i pubblicani e i peccatori. Gesù è colui che da la vita per i propri amici. Gesù libera l’uomo e lo fa diventare figlio di Dio e amico di Gesù. L’amicizia è legame libero. La Chiesa diventa la comunità di quelli che sono amici di Gesù, poveri, liberati, peccatori. Qui al campo è nata una esperienza comune, qualcosa che trasforma la nostra vita e ci muove, che ha a che vedere con sudore, lacrime e sangue, e non con un semplice concetto. Quando preghiamo in modo autentico l’esito non è programmabile.

Finalmente, dopo tre giorni di pioggia, il sole di domenica mattinata ci ha dato nuove occasioni di “fare amicizia” in cammino verso le sculture di Selvart e, senza soluzione di continuità, di portarle nel cuore e a casa nel nostro cammino di fede quotidiana della Chiesa di Carpi/Modena.

 

Di Massimo Michelini

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