Martedì 29 luglio, giorno zero: partenza
Zaini che scoppiano, sacchi a pelo di colori improbabili, scarponcini e cappelli. Carichiamo tutto e si parte!
Il nostro cammino inizierà davvero mercoledì mattina, oggi siamo a Serravalle, vicino a Camaldoli, per la prima sera. Abbiamo vissuto qui la prima veglia, con le letture della Genesi, il sogno di Dio che ha creato tutto perché viva la pace nell’incontro. La natura ci augura buon cammino: che possiamo essere davvero l’aiuto che ci corrisponde, in questi giorni, l’uno per l’altro.

Mercoledì 30 luglio, primo giorno di cammino: Serravalle – Badia Prataglia
Oggi si comincia! Colazione abbondante, zaini in spalla e si parte sui sentieri della Via di Francesco.
Ci addentriamo nel bosco per raggiungere la prima tappa, il monastero di Camaldoli, dove ci fermiamo per un momento di riflessione. La pace è messa a dura prova dai conflitti, dentro di noi e tra noi, e oggi ci chiederemo da cosa nascono e come starci dentro…
La salita verso la meta di oggi si fa sentire, ognuno ha un passo diverso, e qui sperimentiamo che la ricchezza della diversità è anche faticosa. Tra imprevisti e soluzioni, arriviamo al nostro alloggio per la sera, la palestra comunale di Badia Prataglia, dove possiamo finalmente lavarci e anche giocare a pallavolo!
Prima di cena, però, ci confrontiamo sulla giornata e celebriamo la messa, ringraziando per il tempo di grazia che stiamo vivendo. Ci aspettano altri due giorni di cammino, sostenuti dalla pizza che mangeremo stasera e dalle amicizie che, a volte, crescono proprio nei momenti di difficoltà.
Giovedì 31 luglio, secondo giorno di cammino: Badia Prataglia – Biforco
La luce entra dalle vetrate della palestra dove siamo accampati e ci sveglia presto. Mangiamo, chiudiamo gli zaini e riempiamo le borracce, pronti per un nuovo giorno di cammino. Appena prima del sentiero, di sfuggita, vediamo due cervi che subito corrono via… queste sono foreste piene di vita! Questo cammino ci sta mostrando sempre più quanto ognuno abbia bisogno di passi e tempi diversi.
Arriviamo verso mezzogiorno in una chiesetta dove sostare, mangiare i panini, meditare la Parola. La chiamata di Gesù ai discepoli è rivolta ad ognuno di noi, con la sua vita ci dona un’esperienza di Pace da condividere.
Continuiamo il sentiero fino a Biforco, un paesino di case in pietra che immaginiamo disabitato ma che invece è vivo e frequentato dagli abitanti che domani ci prepareranno i panini. Qui c’è l’occasione per confrontarci in gruppi sulla nostra esperienza di Chiesa: quali doni abbiamo ricevuto dalla comunità, quali fatiche viviamo, che contributo possiamo portare. La bellezza della nostra fede è la compagnia, che ci aiuta a sentire la vicinanza di Dio, ad uscire da noi stessi e ad essere segno di Pace per la società.
Stasera avremo una cucina, con fornelli e pentole, per cucinare una pastasciutta e ricaricarci. Domani si arriva a La Verna, ultima tappa prima di Roma, meta di tanti giovani come noi, che da tutto il mondo, su strade diverse, stanno camminando con noi.
Venerdì 1 agosto, terzo giorno di cammino: Biforco – La Verna
Stanotte qualcuno ha dormito sul letto, qualcun altro in terra, ma la giornata inizia per tutti con i ritmi che abbiamo imparato a conoscere: zaino, colazione, lodi, e si parte.
Il sentiero è in salita costante, ma non è molto pendente, quindi riusciamo a gestire il passo e restare compatti. Attraversiamo tratti con viste sulla vallata, e tratti immersi nel bosco con rocce e muschio che ci fanno immaginare di essere dentro un film (il Signore degli Anelli, Narnia, scegliete voi).
Arrivati a La Verna scendiamo alla casa Magnificat delle suore, che ci ospitano nel prato per il pranzo e per la prima riflessione di oggi. La Pace inizia a farsi concreta, con le esortazioni di San Paolo a vivere una carità sincera, a tratti sovrumana, ma sempre alla nostra portata… uno stile reazionario, che risponde al male con il bene, di cui il mondo ha tanto bisogno.
Nel pomeriggio viviamo un tempo di penitenziale al santuario, nei luoghi dove San Francesco ha vissuto e lasciato il segno, consapevoli dello sguardo benevolo di Dio verso la nostra vita.
La sera, dopo una messa davvero sentita, è il momento di sistemarsi nella casa e organizzare bene tutti i dettagli degli spostamenti a Roma, davanti a un bel piatto di pasta calda.
Appena mangiato, altro imprevisto: l’acqua smette di uscire dal rubinetto. Anche qui, come stiamo imparando in questo cammino, ci si adatta: alcuni hanno fatto in tempo a lavarsi, altri usano salviette e borracce, i più temerari vanno alla fontana in strada con pentole, sapone e asciugamani. La testa è già a Roma: siamo pronti ad affrontare il traffico e il sole, per entrare nell’abbraccio caldo, stretto, sudato ma profondamente fraterno, del Papa e del popolo della Chiesa.
Sabato 2 agosto, La Verna – Roma: arrivo a Tor Vergata
È sabato mattina, tempo di lasciare i sentieri di montagna per unirsi alle folle di pellegrini nelle strade di Roma. Dopo aver recuperato i panini per il pranzo e dedicato un momento per sgombrare la mente e pregare, il mattino lo trascorriamo in pullman verso la capitale.
Appena scesi, ci ricongiungiamo con alcuni amici che ci hanno raggiunto qui a Roma. Inizia il cammino per arrivare a Tor Vergata, dove staremo per la veglia di stasera e la messa di domani mattina. La nostra bandiera dell’Azione Cattolica sventola alta alla testa del nostro gruppo, e sotto il sole e il peso degli zaini intoniamo cori da stadio misti a canti di chiesa, facendo a gara con i pellegrini che rispondono nella loro lingua, in un fiume di suoni e colori che avanza insieme.
Con un po’ di pazienza riusciamo a entrare, recuperare il “box lunch” con il cibo e i kit con le magliette, e conquistare un pezzo di prato che è inevitabilmente a qualche chilometro dal palco con l’altare, ma vicino agli schemi e quindi ci accontentiamo.
Mentre scende il sole, stendiamo i teli per la notte e applaudiamo l’arrivo di Papa Leone per la veglia di questa sera. Tre giovani hanno fatto domande al Papa in spagnolo, italiano e inglese. Per il Papa, “l’amicizia è una strada per la Pace”, e nelle grandi scelte che ci intimoriscono ci incoraggia a non tirarci indietro, perché “il dono della vita è la via per realizzare la nostra persona”.
Ci inginocchiamo per l’adorazione, e ci rendiamo conto di quanto sia importante questo momento.
Più di 1 milione di giovani sono qui davanti all’eucaristia per testimoniare il proprio impegno per l’amore e la pace, in una risposta all’amore di Dio che dal silenzio si trasforma in festa appena dopo la veglia.
Si balla, ci si scambia oggetti, si canta, si dorme. Respiriamo la vitalità del corpo della chiesa che è giovane, dinamico, instancabile.
La notte trascorre tra tamburelli e sonno leggero, interrotto anche da un piccolo scroscio di pioggia. La stanchezza si fa sentire, ma non vediamo l’ora di vivere appieno anche l’ultimo giorno.
Domenica 3 agosto, Roma: ultimo giorno

La sveglia arriva alle 7 dagli altoparlanti, e nonostante il sole sia sorto da un po’, sono molte le teste ancora avvolte nei sacchi a pelo bagnati dall’umidità della notte. Un salto in bagno, una sciacquata alla faccia, e siamo pronti per affrontare quest’ultima giornata. Il Papa probabilmente si è svegliato prima di noi, perché poco dopo compare sugli schermi per darci il buongiorno.
Alle 9 inizia la messa, in cui ascoltiamo la Parola letta in spagnolo, inglese e italiano. Anche qui, la sensazione di unità è grande, soprattutto durante lo scambio della pace, in cui incrociamo mani e sguardi tra di noi e con i gruppi vicini; anche per l’omelia l’atmosfera è carica di attesa.
Papa Leone richiama l’immagine di un campo d’erba che muore e rinasce per ricordarci che “siamo fatti per questo, non per una vita dove tutto è scontato e fermo, ma per un’esistenza che si rigenera costantemente nel dono, nell’amore.” Ci sprona a cercare risposta alle nostre domande profonde in Gesù, nostra speranza. Ci ricorda che non è accumulare che ci soddisfa, ma condividere e donare, cercare cose alte e non accontentarci, ma sperare e costruire il bene rimanendo nell’amicizia con Gesù. Solo allora, conclude, “vedrete crescere ogni giorno, in voi e attorno a voi, la luce del Vangelo.”
Chiniamo il capo per la benedizione, lo rialziamo e subito ci si prepara a ripartire, per infilarsi nuovamente nel fiume chiassoso e variopinto dei giovani che tornano a casa. La spianata di Tor Vergata e le strade della capitale portano i segni del passaggio delle folle, con mucchi di rifiuti da raccogliere, ma la città ha mostrato anche il suo volto caldo e accogliente nei sorrisi dei volontari che regalandoci acqua e creando percorsi sicuri si sono presi cura di tutti noi. Anche stavolta il cammino sotto il sole di mezzogiorno è duro, e ogni volta che incontriamo un cannone ad acqua partono i cori per ringraziare di quel piccolo sollievo.
Riusciamo ad arrivare alla metropolitana e avvicinarci al centro, per pranzare e riprenderci un attimo. Nel pomeriggio ci aspetta il passaggio della Porta Santa della Basilica di Santa Maria Maggiore, a pochi minuti dalla stazione Termini. Il passaggio della porta qui ha per noi un doppio significato: la conclusione del cammino di questi giorni, e una nuova apertura di possibilità e speranza per la nostra vita una volta tornati a casa. La visita è anche l’occasione per un saluto e una preghiera sulla tomba di Papa Francesco, che tanto ha dato a noi giovani.
Prima di risalire sul treno, un’ultima fermata in un parco per il momento di chiusura del nostro Giubileo. Ci sediamo in cerchio e ognuno condivide una parola di Pace che ha scoperto in questi giorni e che vuole donare agli altri. Insieme abbiamo camminato e riflettuto, ci siamo sostenuti a vicenda nelle fatiche e negli imprevisti, abbiamo gioito dei traguardi e dei momenti felici, abbiamo respirato la Pace.
Questa avventura speciale, fatta dal sudore e dalla polvere, dalle mani e dai sorrisi che ognuno ha messo in gioco, ci ha insegnato tanto e ci fa tornare alle nostre vite con il cuore carico di ricordi da custodire e di una nuova determinazione. La Pace è possibile, testimoniamo che questo amore ricevuto e donato cambia il mondo, costruiamo insieme.
Questo è stato il nostro Giubileo della Speranza.
E noi, sì, c’eravamo.