L’importante è partecipare

Campo invernale Giovani

I Giovani dell’Azione Cattolica di Carpi hanno trascorso insieme 3 giorni di campo invernale, dal 27 al 30 dicembre, a Sant’Antonio in Mercadello, affrontando attraverso vari laboratori, incontri e conferenze il tema della democrazia, del dissenso, della polarizzazione, interrogandosi se sia ancora possibile fare “buona politica”.

Durante la prima serata di questo campo, dal titolo “In che mondo viviamo?” ci siamo concentrati sullo sviluppo di un dialogo tra noi giovani e le istituzioni locali. I nostri ospiti e relatori sono stati Serena Pedrazzoli, assessore del comune di Carpi, Marco Donnarumma, assessore del comune di Mirandola, ed Enrico Diacci, sindaco del comune di Novi di Modena.
I tre ospiti hanno aperto la serata con un’introduzione ai loro incarichi e al loro approccio verso essi, portando esempi concreti di ciò che per loro è questo lavoro, le aspettative che i cittadini hanno nei confronti delle istituzioni e il mantenimento dei rapporti con questi ultimi.
In secondo luogo hanno risposto ad alcune delle nostre domande in ambito politico e di cittadinanza, più nello specifico di cittadinanza attiva, precedentemente scritte su un cartellone affisso nella sala in cui si è svolta la relazione. Ragionando insieme ai relatori, abbiamo capito che il politico è colui che presta servizio ad una comunità, alimentato dalla speranza di trovare un incontro con l’altro.
Allora perché se il lavoro dei politici è prestare un servizio ai cittadini, per tutta risposta i cittadini sembrano così disinteressati alla politica e a ciò che la riguarda? Sviscerando questo concetto i relatori hanno attribuito diverse motivazioni a questo fenomeno: dalla classica visione stereotipata della nullafacenza delle istituzioni, passando per l’incasellamento attuato dagli stessi cittadini che vedono i partiti come compartimenti stagni incapaci di rappresentare davvero la varietà della cittadinanza.
A questo punto ci si potrebbe chiedere “allora perchè stare in politica?” Perché lasciando da parte le generalizzazioni e la negatività, la politica è ricca di persone alla ricerca del dialogo, volenterose di risolvere le divergenze, magari anche dovendo affrontare confronti impegnativi riguardo idee contrastanti, ma cercando di trovare una soluzione ad esse.
Un altro aspetto per noi significativo è l’approccio ai cosiddetti valori politico-cattolici, che si concretizzano compiendo un servizio per il prossimo, che si tratti del cittadino o del politico avverso in quel momento. Forse il punto di partenza siamo proprio noi giovani: affiancati e stimolati da chi ha più esperienza di noi, possiamo essere una fonte di ricchezza per un approccio intergenerazionale, un grandissimo valore aggiunto che è al centro della nostra associazione come abbiamo compreso nello svolgimento di questo campo.

Durante la seconda serata invece, dal titolo “Dialogo, Partecipazione, Conflitto; in che stato è la democrazia?”, abbiamo avuto come ospite Daniele Bassi: ricercatore del centro studi Hannah Arendt, che ci ha spiegato la teoria politica e di “governo” di Arendt attraverso, soprattutto, l’analisi dell’opera “Vita Activa”. Nel concreto la riflessione si è concentrata notevolmente su cosa voglia dire governare e quali siano le precondizioni necessarie per una buona politica. Fondamentale il passaggio sulla relazione tra potere e violenza: Bassi ha mostrato la violenza come una degenerazione che avviene quando il potere non rispetta più la necessaria pluralità e convivenza dei diversi, ricorrendo alle armi per assoggettare ciò che non si uniforma. L’uomo politico è allora quello che esiste solo in relazione con gli altri, che coordina e dialoga con le vite degli altri e non le domina. A sintesi della serata troviamo questa citazione di Arendt: “La politica è una forma di NON-GOVERNO. L’uguaglianza politica è essenziale per la politica stessa perché solo tra pari possiamo agire e discutere”.

Durante l’ultima serata, intitolata “Quanta fede nella politica?- Risorse individuali e collettive per far fronte alle paure e rigenerare la fiducia” sono intervenuti Chiara Tintori, professoressa dell’Università Cattolica di Milano e Alessandro Cattini, facilitatore dei processi partecipativi. L’incontro ha preso avvio con un breve sondaggio per capire quali fossero gli ambiti della politica che ciascuno di noi lega di più alla propria fede (salute, ambiente, parità,…). Ci è stato poi chiesto di scegliere un’immagine, tra le tante proposte, che rappresentasse il rapporto tra fede e politica e di confrontarsi a coppie sulla propria idea. Successivamente la prof.ssa Tintori ha illustrato qualche esempio su come la fede possa rischiare di essere strumentalizzata in politica o come invece essa possa trasparire nei valori portati avanti da una persona senza che venga esplicitata verbalmente. Con l’aiuto di Alessandro Cattini ci siamo infine suddivisi in gruppi per riflettere su quali siano le paure e le incertezze del nostro tempo e quali invece le risorse da poter mettere in atto per superarle. Abbiamo concluso con la condivisione di ciò che era emerso e quello che più ci ha colpito è stato notare che ciascun gruppo ha tirato fuori paure diverse… per fortuna, anche le strategie che ci sono venute in mente erano tante e tutte variegate tra loro.

 

Di Alice Argenton, Giovanni Battaglia, Ester Galavotti e Rebecca Grazian

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