«In quel tempo Gesù entrò nel tempio e, mentre insegnava, gli si avvicinarono i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo e dissero: “Con quale autorità fai queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?”.
Gesù rispose loro: “Anch’io vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, anch’io vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?”.
Essi discutevano fra loro dicendo: “Se diciamo: ‘Dal cielo’, ci risponderà: ‘Perché allora non gli avete creduto?’. Se diciamo: ‘Dagli uomini’, abbiamo paura della folla, perché tutti considerano Giovanni un profeta”. Rispondendo a Gesù dissero: “Non lo sappiamo”.
Allora anch’egli disse loro: “Neanch’io vi dico con quale autorità faccio queste cose”».
Questo brano è posto al centro del capitolo 21, in cui emerge una tematica importante, ovvero il rapporto-contrasto tra autorità e potere.
Nell’episodio in questione troviamo Gesù opposto, come spesso accade, ai farisei e agli scribi, i quali invidiosi di lui, gli contestano il fatto di parlare ed agire pur non essendo un personaggio riconosciuto dall’elite religiosa “ufficiale”. Possiamo immaginare cosa si siano dette tra loro queste autorità: “ma chi è quel tale? Come si permette? Arriva da un luogo di dubbia ortodossia come la Galilea e viene ad insegnare a noi?!”.
Sappiamo bene tuttavia che la rabbia di scribi e farisei si alimenta per un motivo ben più istintivo: di fronte alla figura di Gesù, un uomo venuto dalla periferia e cresciuto in una famiglia di umili origini, si sgretolavano tutte quelle certezze su cui essi avevano costruito la loro vita, il potere e la conseguente stima in sé stessi, che poggiava nella sicurezza del ruolo sociale raggiunto.
Quante volte tentiamo di crearci certezze e barricarci li dentro? Chi di noi non aspira a prodursi delle nicchie di potere o dei ruoli in cui le cose riescono bene e guai a chi si permette di contestare!? Il problema è che più le nostre torri diventano alte e inattaccabili e più anche noi ci chiuderemo a chiunque cerchi di sfondarle o tenderci la mano per mostrarci una realtà nuova; vedere quella fortezza così accuratamente innalzata distruggersi sarebbe un’umiliazione troppo grande per la nostra autostima e perciò qualunque persona si avvicini con fare deciso deve essere per lo meno allontanata…
Si scopre allora che l’autorità non è l’abilità di imporsi sugli altri, facendo valere il potere fisico, l’intelligenza, la scienza, l’arte oratoria e il grado sociale raggiunto, è piuttosto la capacità di saper parlare e agire affinché le altre persone possano trarne beneficio, scendendo dai loro piedistalli o risalendo dalle loro fosse per rimettersi in cammino. Tutto ciò appare scontato, ma non lo è: i social e la pandemia corrono il rischio di renderci molto più solitari, impauriti e interessati ai nostri progetti e alle nostre vite.
L’autorità è allora la facoltà di dar voce a chi non ce l’ha, di riportare le nostre vite distratte e piene di progetti, sogni e pretese ad accorgerci che intorno abbiamo qualcun altro che ci bussa alla porta perché vorrebbe stare con il vero “noi” e non con un personaggio a tempo determinato che presta attenzione solo quando non ha più nulla da fare.
Nei versetti precedenti a questo brano, Gesù entra in Gerusalemme in groppa a un asino, animale poco nobile, che, se gli si viene accostati la si prende come un’offesa (chissà quante volte i farisei avranno apostrofato così Gesù!!)… eppure è il simbolo di chi non ha nessun vanto da arrogarsi: è il cavallo che può millantare di avere in modo molto più signorile tutte le caratteristiche presenti nell’asino. Tuttavia il Signore entra nella città escatologica proprio sul dorso di quel quadrupede ed è già questo un segnale forte per il nostro Avvento.
Egli non viene per fare il fenomeno, ma per aiutarci a smascherare i nostri desideri di auto-referenzialità, che rischiano di dilagare in indifferenza e talvolta anche in violenza; le armi non convenzionali che ci offre sono il perdono e una parola che può far nascere in noi una sana inquietudine.
A cura di Diego Budri