11 dicembre: pillole d’Avvento

A chi posso paragonare questa generazione? (Mt 11,16-19)

«In quel tempo, Gesù disse alle folle:
“A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano: ‘Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!’.
È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: ‘È indemoniato’.
È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: ‘Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori’.
Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie”».

Di fronte a Giovanni, definito da Gesù come più che un profeta, e a Cristo stesso, il Messia, “questa generazione” ancora una volta non perde occasione per denigrare e diffamare.
L’espressione designa tutti coloro che sono incapaci di udire o di vedere e Gesù paragona questi uomini del suo tempo a bambini capricciosi che non vogliono essere sollecitati a fare delle scelte. Rifiutano tutto, un atteggiamento e il suo contrario, criticano una proposta e anche l’altra.
Per chi vuole giustificare il proprio agire c’è sempre una scusa da cercare negli altri, come se mettere in cattiva luce altri guarisse il nostro cuore di pietra. Ma forse non è neanche questo l’intento, l’unica cosa che sembra contare è apparire al meglio o anche solo meglio di qualcuno. Così hanno fatto i nemici di Gesù con Giovanni Battista, accusato di essere posseduto da un demonio perché rigido e austero e così tentano di fare anche con Gesù stesso che mangia e beve con gli scarti della società ed è amico dei pubblicani.

I canti di gioia che invitano alla danza simboleggiano l’opera di Cristo e la sua comunione conviviale con i peccatori tanto criticata. Il rimprovero “mangione e beone” equivale a buono a nulla, fannullone e di fronte ad un giudizio così offensivo, duro e umiliante Gesù ha una giustificazione da presentare: le sue opere.

L’evangelista Matteo parla delle opere della sapienza e afferma che la personificazione della sapienza è Cristo. Il versetto 19 recita: “Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie”, tale sapienza quindi racchiude l’azione divina nella creazione e nella storia ed esprime la volontà di Dio per il suo popolo, un Dio che si lascia conoscere attraverso le opere del Figlio.
Lo scandalo scatenato da Gesù nasce proprio da qui, da ciò che lo muove, egli, infatti, coi suoi sguardi e con le sue attenzioni verso gli emarginati abbatte i muri che “questa generazione” aveva accuratamente eretto tra sé e gli altri a salvaguardia dei propri privilegi.

Proprio in questo periodo di Avvento, un Avvento difficile, che chiede carità e amore più di altri anni, chiediamoci quali muri abbiamo eretto nella nostra vita e quando soprassale in noi l’immagine di un Dio serioso e l’idea di un cristianesimo sofferente e indurito ripensiamo alle parole di papa Francesco: “La tristezza non è un atteggiamento da cristiani. Come possiamo combattere la tristezza anche nelle nostre preghiere? Chiediamo al Signore di mantenere rinnovata in noi la giovinezza dello Spirito Santo“.

A cura di Giulia Veneri

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