6 dicembre: pillole d’avvento

Un battesimo di conversione (Mc 1,1-8)

«Inizio del Vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.
Come sta scritto nel profeta Isaia: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”, vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.
Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico.
E proclamava: “Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali.
Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo”».

È un inizio un po’ strano quello del Vangelo secondo Marco.
Nessun alunno inizierebbe a scrivere un tema con la frase: “Inizio a scrivere un tema”, farebbe ridere! Ma in Marco ha un significato teologico: l’evangelista comincia in questo modo per richiamare l’incipit del Libro dalla Genesi, come a segnare un nuovo inizio, quello portato dalla vita di Gesù, che è un vero capovolgimento di mentalità. Il principio, l’Archè, l’inizio del Vangelo, della Buona Notizia, Gesù: è Lui la vera Buona Notizia. Il Messia, l’Unto del Signore, “ricolmo dallo Spirito del Signore”. Egli però viene per trasformare il nostro mondo, per cambiare i nostri deserti in un giardino.

Egli è veramente il “Figlio di Dio”, il titolo che si riferisce alla sua somiglianza al Padre: Gesù è Colui che riproduce perfettamente il volto di Dio, pur non negandogli l’essere stato generato dal Padre e sottolinea che ne è la perfetta immagine. La cultura giudaica non attribuisce alla paternità una mera generazione biologica, ma piuttosto una trasmissione dell’eredità: quindi, giuridicamente, l’identità del figlio dipende dal padre.

Prima di Cristo, gli uomini avevano immaginato Dio con molta fantasia, a volte fuorviante, non conforme alla Sua Verità; ad esempio “Colui che fa la guerra”, “che si schiera a favore di una parte contro un’altra”, “giudice severo”, “Dio vendicativo che punisce chiunque non cammini secondo la sua volontà”. Accanto a queste immagini, ce n’erano altrettante veritiere, come “Dio misericordioso”, “lento all’ira e grande nell’amore”, “magnanime”, “Pastore del suo gregge Israele”.
Sembra come se Dio fosse stato stufo, diremmo, di sentirsi attribuire non opportunamente tutte quelle immagini sbagliate, offuscate dalle nostre idolatrie. E allora, ci sta dicendo Marco, Dio ha scelto di farsi vedere nella sua perfetta immagine, nella pienezza della Rivelazione, in Cristo.

Lungo tutto il Vangelo di Marco, che quest’anno la liturgia ci proporrà di domenica in domenica, avremo occasione di vedere Gesù che entra in confronto con tutti (sadducei, farisei, samaritani, pubblicani, lebbrosi, indemoniati, ciechi, ricchi, bambini…) e frequenta tutti gli ambienti vitali (mare, case private, campi, sinagoghe, tempio…), incontra tutte le categorie di persone e accetta di esporsi nelle varie discussioni con esse.
Ma per quale motivo? – per mostrare il vero volto di Dio, Suo Padre e toccare con mano tutte le nostre realtà. Il Dio in cui crediamo, l’Unico Dio, è colui che è venuto a presentarsi davanti a noi, a mostrarsi e raccontarsi, coinvolgendosi nelle nostre vicende attraverso il proprio Figlio.

Poi continua, Marco con la profezia di Isaia: “Ecco, io mando il mio Messaggero davanti a te, egli ti preparerà la strada.” Il Battista è colui che realizza questa profezia. L’invito a preparare questa strada al Signore, raddrizzando i suoi sentieri, è per ognuno di noi, perché il sovrano abbia accesso ad ogni angolo della nostra vita. Egli viene per regnare su ognuno di noi, sull’umanità che non gli oppone resistenza, ma accoglie la sua salvezza, la sua via di felicità, la sua proposta di vita bella, feconda, gioiosa; e vuole scolpire sul nostro volto la vera immagine di Dio, perché anche noi diventiamo veri figli suoi.

Ecco perché il nostro Avvento deve essere in compagnia di Giovanni Battista, che ci invita a questo passo decisivo. Il Battista predica un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, una metanoia: un radicale mutamento nel modo di pensare, di giudicare, di sentire, in seguito all’adesione a Colui che è già in mezzo al suo popolo.
Ora bisogna pensare diversamente, ovvero dare pienezza al volto di Dio, vederlo faccia a faccia. Questa è la prima conversione da compiere. Il Battista ci invita a fare pulizia nella nostra mente, in modo che questa via nuova, di Cristo, si riproduca in noi; ci esorta a non continuare a caricaturare il Signore, immaginandolo come alcune antiche immagini blasfeme.
Dobbiamo dunque, ascoltare il precursore, come voce che dà l’indirizzo giusto; poi, accogliere il Salvatore, affidandoci a Lui, per poter contemplare il vero volto di Dio che si presenta a noi, e adeguare la nostra vita all’immagine del nostro Padre e Creatore.

La conversione, per il profeta, è l’invito a difendere la causa delle vedove e degli orfani, a soccorrere chi è nel bisogno, a liberare gli oppressi, a fare giustizia, ad abbandonare l’iniquità, a dividere il suo pane con l’affamato, ad introdurre in casa i senzatetto, a saziare l’affamato, a vestire gli ignudi… insomma, a compiere tutte le opere di Misericordia che conosciamo, quasi a memoria. Da questa predicazione tutti vogliono ricevere nutrimento. Perciò, da Gerusalemme e dalle regioni d’intorno, la gente esce per fare un esodo “alla rovescia”. Il fiume, infatti, costituiva il confine naturale tra la terra pagana e quella della libertà, la Terra Promessa.
Come mai allora il popolo esce dalla terra della libertà per ritornare nella terra della schiavitù? È molto significativo questo ritorno al deserto a cui il profeta costringe il popolo. Giovanni Battista ricorda alla gente, convinta di essere libera, che, in realtà la sua condizione non è quella del mondo nuovo, il mondo della vera libertà. E quindi, occorre rifare l’esodo, insieme al Messia, nuovo Mosè, che guiderà questo Popolo di Dio dalla schiavitù alla vera libertà, alla Terra della Promessa e dell’Alleanza nuova ed Eterna che Egli stesso proclamerà durante tutto il suo ministero pubblico.

Il battesimo del Battista purifica dal peccato per predisporre l’umanità a quella rinascita e a quella corrispondenza a Dio, alla proposta che Dio sta per farle, nel suo Figlio Gesù. Così il Battista consegna a Gesù un popolo preparato all’incontro delle Nozze, l’incontro che il Signore, che ogni giorno, vuole con un cuore che si apre a lui.

Dunque, quale nutrimento noi, oggi, traiamo da questa Bella Notizia?
Anzitutto accogliamo la verità secondo cui Gesù Cristo è l’immagine perfetta del Dio vivente, è Colui che ci rivela il Suo volto e ci porta alla vera libertà.
I grandi imperatori, i politici di ogni tempo, si presentano a noi come salvatori, ma non possono consegnarci un mondo veramente e pienamente di libertà: ci potranno promettere pace, felicità, sicurezza, ma è solo Gesù che ci dà la Sua Pace, la Sua Libertà e ci introduce nel mondo nuovo dove in eterno potremmo godere di questi beni, contemplando il volto di Dio faccia a faccia.
Poi, il secondo insegnamento è questo: per arrivare alla felicità portataci da Cristo, dobbiamo compiere un passo indietro e lasciarci convertire il cuore: solo un cuore rivolto al Signore è capace di accogliere pienamente la sua proposta che salva e così, beneficiarne i frutti.
Ogni giorno siamo chiamati dunque ad ascoltare il Battista, che ci invita all’abbandono delle nostre false sicurezze, delle immagini di Dio a cui ci aggrappiamo perché non sono conformi alla vera immagine raccontataci dal Figlio Unigenito del Padre. Occorre predisporci all’accoglienza del fondamento della Notizia che porta gioia, che è Gesù Messia, il Figlio di Dio.
Egli è l’inizio e il motivo di ogni nostra buona notizia: anche in mezzo alla sofferenza causata dalla pandemia, Egli non ci vuole smarriti e ci viene incontro da vero Pastore del Gregge, ci porta la sua Presenza, piena di Misericordia e di consolazione; è sostegno per chiunque l’accoglie.

A cura di don Basile Papy Nula Bitangalo

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