«In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: “Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.
Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo”.
E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: “Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono”».
Il brano di oggi si lega a quello precedente, che racconta il ritorno dei discepoli dalla missione e la gioia che regna nel profondo dei loro cuori (Lc 10,17-20). Alla loro gioia fa eco quella di Gesù che li accoglie consapevole della maturazione dei suoi amici nel cammino della fede e nella condivisione di essa. Nell’ascoltare le loro esperienze e nel percepire la loro serenità, Gesù sente una profonda gioia. Non è un’allegria superficiale: viene dallo Spirito Santo.
Gesù li chiama “piccoli”. Chi sono questi “piccoli”? Sono padri e madri di famiglia, ragazzi e ragazze, sposati e nubili, vecchi e giovani. Persone come noi. Loro non sono dottori. Sono persone semplici, senza molti studi, che capiscono le cose di Dio meglio dei dottori.
Gesù li guarda e dice: “Beati voi!”. E perché sono felici? Perché stanno vedendo cose che i profeti avrebbero voluto vedere, ma non sono riusciti. E cosa possono vedere i loro occhi? E cosa possono vedere i nostri occhi? Un Dio che si nasconde nell’umiltà della condizione umana, che si incarna in mezzo a noi.
Ma i sapienti e i dotti non possono entrare nella beatitudine dei piccoli: perché bastano a se stessi, non hanno in sé il desiderio di Dio. Anche noi dobbiamo essere richiamati alla continua ricerca del Signore perché non ci chiudiamo alla sua Parola e alla sua vicinanza.
Gesù ci chiede di imparare a entrare in dialogo con Dio, come ha fatto Lui, attraverso di Lui; ci insegna a pregare riconoscendo la benevolenza continua del Padre verso ciascuno di noi.
Vivere l’Avvento significa camminare nei sentieri umili della storia seminando luce. Chiediamo oggi la grazia di saper stare dinanzi a Dio, per imparare a camminare a testa alta nella storia, da uomini giusti; chiediamo la luce per saper riconoscere la sua presenza nelle più piccole cose, per fare della nostra vita un segno di speranza in questo mondo tribolato.
A cura di Maria Peri