Dopo aver ripercorso la storia della nascita dell’Unione Europea grazie alla competenza di Fabio Cassanelli, autore del podcast “Lo stato dell’Unione” insieme ad Andrea Sordello, siamo riusciti a mettere a fuoco la complessità delle problematiche attuali che stanno affrontando i 28 paesi membri (stati molto diversi fra loro per mentalità, culture, storie, sistemi politico-economici ecc.) di questa Unione, che dal dopo guerra a oggi ci ha permesso di vivere il più lungo periodo della storia di pace e prosperità.
Bernhard Url, direttore esecutivo dell’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare, scrive a Repubblica il 25/03/17 in occasione dell’anniversario del Trattato di Roma (che ha istituito la Comunità Economica Europea il 25 marzo 1957): “L’UE significa pace. Certo, l’integrazione europea ha portato molti altri benefici: democrazia, prosperità, opportunità, benessere e diversità, per citarne solo alcuni… Quello che spesso dimentichiamo è che il più lungo periodo di pace e stabilità nella storia dell’Europa – 70 anni dalla fine della seconda guerra mondiale – è cominciato con le iniziative d’integrazione economica che nel 1957 portarono alla formazione delle Comunità europee. Non è per puro caso che viviamo in una società pacifica, questo è anche grazie all’unità europea. Senza pace non c’è democrazia, diversità, scienza né progresso. E nemmeno speranza“.
Purtroppo oggi si dà per scontata l’appartenenza all’Unione Europea o, peggio, si evidenziano soltanto i problemi ancora da risolvere e le cose che non funzionano. È per questo che il Parlamento Europeo ha aperto un sito disponibile in 24 lingue: Che cosa fa l’Europa per me , articolato in varie sezioni: «nella mia regione», «nella mia vita» e «focus» proprio per chiarire, dirimere, raccontare ciò che la troppa informazione o disinformazione produce (si legga anche l’articolo di Roberto Da Rin, Il Sole 24 Ore, 15.11.2018).
Grazie a Gianni Borsa, direttore di Segno e corrispondente da Bruxelles per Agensir, ci siamo chiesti come possiamo vivere questa dimensione europea da cittadini credenti.
Sempre più frequentemente si parla di crisi dell’Europa, ma è meglio parlare di crisi della politica: perché noi non ci sentiamo cittadini né delle nostre città né dell’UE. Bisogna ripartire innanzitutto dal sentirsi cittadini qui e ora: vivendo insieme con la voglia di costruire qualcosa per tutti, coltivando un senso di comunità, ampliando lo sguardo, alzando gli occhi. Bisognerebbe giudicare i politici sulla progettualità (non su quello che fanno oggi perché il progetto costruisce un noi e non un io) e sul senso di responsabilità.
La politica serve a mettere insieme le cose: è una sintesi dei bisogni e delle risorse che un paese ha, tenendo conto che le risorse sono limitate. La politica è fare i conti con risorse limitate. Se vogliamo parlare di Europa prima di tutto dobbiamo parlare di politica.
L’Europa ha senso solo nel proporre al mondo un modello del vivere insieme e di vivere per gli altri. Malgrado i suoi errori e le sue debolezze, l’UE ha tanto da dare al mondo: il suo umanesimo, la sua forza ragionevole, la sua capacità di dialogo, le sue risorse, il suo modello sociale…
Per essere cittadini credenti europei possiamo provare a fare nostre queste attenzioni, suggerisce Gianni Borsa:
- Coltivare la memoria: ciò che ci ha preceduto è essenziale, chi non ha memoria non ha futuro.
- Conoscere, fare la fatica di conoscere: discutiamo, ascoltiamo, leggiamo di più.
- Trasmettere valori: facciamo nostro un patrimonio che altri ci danno, tiriamo fuori il buono che serve ancora oggi; abbiamo il compito di educare ed educarsi, di raccontare la ricchezza che abbiamo dentro e dobbiamo batterci per i principi che riteniamo irrinunciabili.
- Incontrare il prossimo: dobbiamo avere occhi per gli altri, mettere al centro la persona. I cristiani non possono esimersi dal provare a costruire la città dell’uomo, prima ancora della città del cielo: mentre metto al centro le mie passioni da persona, preparo la città intorno a me, dobbiamo costruire la comunità e per farlo occorre sentirsi cittadini di quella città (non solo impegnandosi in politica, ma facendo anche volontariato o altri servizi).
- Continuare, insistere a infondere la speranza: abbiamo in giro troppi portatori di malaugurio, per guardare al domani bisogna portare speranza. Per infondere speranza bisogna avere coraggio e coerenza. Se no i cristiani non servono al mondo e non consentono al Vangelo di camminare nelle strade dell’oggi.