Il paradosso delle disuguaglianze

Tratto da “Moralia blog” (20.10.16)

Il concetto di inuguaglianza esprime l’essere ineguale, ovvero la condizione di ciò che non è uguale per tutti, riflettendo una varietà che arricchisce reciprocamente la nostra umanità e che anche la saggezza popolare definisce la “bellezza” del mondo.

La disuguaglianza, invece, implica una disparità tra eguali che induce il predominio ingiustificato di alcuni su altri, provocando insoddisfazione e opposizione. Sul piano economico, le disuguaglianze tra paesi sono progressivamente diminuite a livello mondiale, ma hanno dimostrato un trend inverso all’interno delle nazioni, divaricandosi soprattutto a scapito della classe media. Questo è il paradosso su cui ci chiama a riflettere l’economista scozzese  Angus Deaton, premio Nobel 2015, intervenuto recentemente a Roma a un convegno dedicato a questo tema.

Le disuguaglianze economiche, che diffondono la paura del futuro accrescendo l’incertezza e il senso di vulnerabilità, sono causate anche da un’attitudine morale, da una profonda carenza etico-culturale che permette all’avidità di “pochi” di anteporsi alla solidarietà e alla cura dei “molti” altri, lasciando prevalere gli egoismi individuali e nazionali, e capitalizzando sulla fragilità dei propri eguali. Questa attitudine assopisce e lentamente anestetizza quella naturale inclinazione alla fraternità, alla solidarietà, al prendersi cura, che costituisce il substrato dell’humanum e della nostra relazionalità. E allora che si fa?

Educare, formare, informare, per una trasformazione culturale quanto mai urgente, che restituisca a una leadership politica virtuosa la triplice funzione di: introdurre e consolidare le norme etiche; definire i fini sulla base dei bisogni; facilitare il compito dell’economia, primario e indispensabile, di individuare i mezzi per raggiungerli.

Si tratta di un lavoro di lungo periodo, che richiede pazienza e capacità di gestire risorse scarse, senza garantire la massimizzazione dei risultati. Utopia? No, piuttosto un lavoro dovuto e necessario, perché espressione concreta di una solidarietà intra- e inter-generazionale che inizi a erodere le fondamenta di queste “strutture” deviate e devianti, che danneggiano sia l’uomo sia l’economia.

 

di Raffele Perdini

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