Con la domenica in cui la Chiesa celebra la festa del Battesimo di Gesù termina il tempo di Natale e inizia il tempo ordinario, composto da trentaquattro settimane.
Nel brano di Luca ci viene presentata la figura di Giovanni Battista. Egli con tutta umiltà ridimensiona il suo Battesimo e la sua persona affinché gli sguardi si rivolgano verso il Vivente.
Il suo è un semplice Battesimo amministrato solo con acqua e perciò è solo un segno che vuole purificare e aprire a Colui che davvero può liberare dal peccato. Di fronte a lui Giovanni si sente piccolo, perché colui che viene è il più forte ed è grande in dignità tanto che egli non si sente neppure degno di sciogliere i legacci dei suoi sandali. Sono atteggiamenti che fanno sentire con quanta rettitudine Giovanni assolve il suo compito, chiaro segno che egli è davvero un profeta e che dice la verità. Afferma, infatti, completando il confronto con il suo Battesimo: «Egli vi battezzerà in Spirito Santo e Fuoco». Egli è il vero Messia, perché portatore dello Spirito come discendente di Davide, come servo di Dio, come l’annunciato profeta; egli purificherà infondendo lo Spirito, proprio come hanno annunciato i profeti.
In questa luce la predicazione di Giovanni è in primo luogo, un lieto annuncio di salvezza che deve aprire tutti alla gioia. Il Battista però conosce il suo popolo e sa che tra gli uomini ci sarà anche chi contesterà colui che viene. Ebbene costoro sperimenteranno la venuta del Messia come giudice.
Insieme al popolo anche Gesù si fa battezzare da Giovanni al fiume Giordano per compiere la volontà del Padre e per rendersi solidale con i peccatori indicando loro il cammino verso Dio, scopo di ogni vera conversione. Ora, l’essere in preghiera esprime questa sua costante tensione verso Dio che mai rifiuta chi lo cerca. Per questo si aprirono i cieli, segno che la comunicazione tra l’orante e Dio è avvenuta, segno che Gesù è colui che unisce la terra e il cielo e che in lui si compie un’antica preghiera. Nella rivelazione cristiana è il Padre che dice a tutti noi che Gesù di Nazareth è suo Figlio e aggiunge: «Io amo». Ascoltando e meditando questa Rivelazione già sentiamo l’amore del Padre che ci dona il Figlio suo e sentiamo che il Figlio è tra di noi per donarsi totalmente sino al sacrificio.
di Emiddio Voli
Parrocchia di Gargallo