Un’AC profetica e mite radicata nelle città

Riflessioni dalla XVII Assemblea nazionale di AC

Dal 25 aprile al 2 maggio 2021 si è svolta la XVII Assemblea nazionale di Azione Cattolica, posticipata di un anno a causa dell’emergenza sanitaria, a cui ha partecipato anche la nostra associazione della diocesi di Carpi con una piccola delegazione.
L’assemblea ha riscosso un’ampia partecipazione, seppur nella modalità online sul portale dedicato, dove si possono trovare ancora oggi tutti gli interventi e i documenti.
In questo articolo cercheremo di fare eco solo ad alcuni stralci degli interventi più importanti e che hanno offerto una vera e propria boccata d’ossigeno in questo momento così faticoso per tutte le realtà parrocchiali. Purtroppo non abbiamo lo spazio per scrivere di tutti i contributi e rendere l’idea della ricchezza dei lavori di gruppo, del dibattito, degli interventi e del clima caloroso che si è creato durante questa assemblea diversa dal solito.
Il documento più importante, frutto di una partecipazione attiva e democratica e di un discernimento comune di tutti i delegati all’assemblea – caratteristica dell’associazione -, è il “Documento assembleare“, integrato con gli emendamenti votati durante l’assemblea; uno strumento fondamentale su cui il nuovo Consiglio nazionale lavorerà nei prossimi anni.

Se volete sapere da chi è composto il nuovo Consiglio nazionale di ACI, potete visitare il sito della XVII Assemblea nella sezione ELETTI oppure in homepage.

IL SALUTO DI MATTEO TRUFFELLI, presidente uscente, AL SANTO PADRE (30/04/2021)
“Ci troviamo immersi in un tempo davvero rivelatore e decisivo: per l’umanità, per la terra che ci ospita, per il nostro Paese e dunque anche per l’Azione Cattolica. La pandemia, con il dolore e le difficoltà che ha portato con sé, con i cambiamenti che ha imposto e con le sfide che ci ha consegnato, ci sprona a metterci ancora più in ascolto della realtà, della vita delle persone, a partire da coloro che hanno meno voce, per farci prossimi a tutti: come il Samaritano, il cui esempio ci è affidato dalla ‘Fratelli tutti’ quale icona evangelica della fraternità”.
“Sappiamo di essere «analfabeti nell’accompagnare, curare e sostenere i più fragili e deboli» (FT 64) – ha continuato Truffelli -, eppure desideriamo farci fratelli e sorelle di tutti, per condividere con chiunque quello «spiraglio di luce che nasce dalla certezza personale di essere infinitamente amati» dal Signore (EG 6). E desideriamo «accettare la sfida di sognare e pensare insieme ad un’altra umanità» (FT 127).
È questa la prospettiva che abbiamo scelto per la nostra Assemblea, che vede quasi 800 delegati delle diverse diocesi italiane impegnati a verificare e progettare il cammino dell’associazione per i prossimi anni. Vogliamo tentare, insieme, di leggere in profondità il tempo che stiamo vivendo per trovare dentro di esso i sentieri da percorrere verso la realizzazione di un’autentica conversione missionaria. Un impegno che riguarda innanzitutto noi, l’Azione Cattolica: sappiamo che solo se sapremo farlo nostro fino in fondo, solo se sapremo «abbandonare il comodo criterio pastorale del ‘si è fatto sempre così’», non a parola ma nei fatti, potremo contribuire alla missione evangelizzatrice della Chiesa italiana; e solo così potremo partecipare alla costruzione di una società più giusta, più solidale, più umana“.

DISCORSO DEL SANTO PADRE AI MEMBRI DEL CONSIGLIO NAZIONALE DELL’ACI
“Desidero offrirvi qualche spunto per tornare a riflettere sul compito di una realtà come l’Azione Cattolica Italiana, in modo particolare dentro un tempo come quello che stiamo vivendo. Seguirò le tre parole Azione, Cattolica e Italiana.
AZIONE
Di chi è l’azione? Il Vangelo di Marco (16,20) ci assicura che l’agire appartiene al Signore: è Lui che ne ha l’esclusiva, camminando “in incognito” nella storia che abitiamo. Ricordare questo non ci deresponsabilizza, ma ci riporta alla nostra identità di discepoli-missionari. Ricordare che l’azione appartiene al Signore permette però di non perdere mai di vista che è lo Spirito la sorgente della missione: la sua presenza è causa – e non effetto – della missione. Permette di tenere sempre ben presente che «la nostra capacità viene da Dio» (2Cor 3,5); che la storia è guidata dall’amore del Signore e noi ne siamo co-protagonisti.
Quali caratteristiche deve avere l’azione, l’opera dell’Azione Cattolica? Direi prima di tutto la gratuità. La spinta missionaria non si colloca nella logica della conquista ma in quella del dono. La gratuità, frutto maturo del dono di sé, vi chiede di dedicarvi alle vostre comunità locali, assumendo la responsabilità dell’annuncio; vi domanda di ascoltare i vostri territori, sentendone i bisogni, intrecciando relazioni fraterne.
Una seconda caratteristica del vostro agire che vorrei sottolineare è quella dell’umiltà, della mitezza. La Chiesa è grata all’associazione a cui appartenete, perché la vostra presenza spesso non fa rumore – lasciate che il rumore lo faccia lo Spirito, voi non fate rumore –, ma è una presenza fedele, generosa, responsabile. Umiltà e mitezza sono le chiavi per vivere il servizio, non per occupare spazi, ma per avviare processi. Sono contento perché in questi anni avete preso sul serio la strada indicata da Evangelii gaudium. Continuate lungo questa strada: c’è tanto cammino da fare!
CATTOLICA
La parola “cattolica”, che qualifica la vostra identità, dice che la missione della Chiesa non ha confini. Gesù ha chiamato i discepoli a un’esperienza di forte condivisione di vita con Lui, ma li ha raggiunti là dove vivevano e lavoravano. E li ha chiamati così com’erano. Anche a voi è chiesto di prendere sempre più coscienza che essere “con tutti e per tutti” (cf. EG 273) non significa “diluire” la missione, “annacquarla”, ma tenerla ben legata alla vita concreta, alla gente con cui vivete.
La parola “cattolica” si può dunque tradurre con l’espressione “farsi prossimo”, perché è universale, “farsi prossimo”, ma di tutti.
In particolare, voi laici di Azione Cattolica potete aiutare la Chiesa tutta e la società a ripensare insieme quale tipo di umanità vogliamo essere, quale terra vogliamo abitare, quale mondo vogliamo costruire. Anche voi siete chiamati a portare un contributo originale alla realizzazione di una nuova “ecologia integrale”: con le vostre competenze, la vostra passione, la vostra responsabilità.
E non dimentichiamo che la vostra esperienza associativa è “cattolica” perché coinvolge ragazzi, giovani, adulti, anziani, studenti, lavoratori: un’esperienza di popolo. La cattolicità è proprio l’esperienza del santo popolo fedele di Dio: non perdete mai il carattere popolare!
ITALIANA
La vostra associazione è sempre stata inserita nella storia italiana e aiuta la Chiesa in Italia ad essere generatrice di speranza per tutto il vostro Paese. Voi potete aiutare la comunità ecclesiale ad essere fermento di dialogo nella società, nello stile che ho indicato al Convegno di Firenze.
Una Chiesa del dialogo è una Chiesa sinodale, che si pone insieme in ascolto dello Spirito e di quella voce di Dio che ci raggiunge attraverso il grido dei poveri e della terra. In effetti, quello sinodale non è tanto un piano da programmare e da realizzare, ma anzitutto uno stile da incarnare. In questo senso la vostra associazione costituisce una “palestra” di sinodalità e questa vostra attitudine è stata e potrà continuare ad essere un’importante risorsa per la Chiesa italiana, che si sta interrogando su come maturare questo stile in tutti i suoi livelli”.

RELAZIONE DI MATTEO TRUFFELLI (1/05/2021), nella giornata di dibattito libero, votazione del nuovo Consiglio nazionale e di emendamenti al documento assembleare
Saremo un’AC profetica se sapremo leggere la realtà andando in profondità e mostrare dentro di essa il bene che è all’opera. Se sapremo custodire i germogli di questo bene e favorirne la crescita con “la pazienza del contadino” e con “la perseveranza della sentinella”, che anche dentro la notte sa dare testimonianza dell’alba che sopraggiunge».
«Per questo dobbiamo avere il coraggio di inoltrarci lungo “percorsi inesplorati”, sapendo “trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni nostra struttura diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione”, come si legge nell’Evangelii gaudium».
«La profezia di cui sembra avere più bisogno il nostro tempo, la cultura in cui siamo immersi e la politica che ne è espressione, perfino la Chiesa in cui camminiamo, è la profezia della mitezza. Che è forza tenace e coraggiosa di cambiamento, non arrendevolezza, non assuefazione allo “spirito del tempo” e del politicamente corretto. Mitezza come rifiuto di ogni forma di arroganza, di prevaricazione, di enfatizzazione delle divisioni. Come unico modo adeguato di vivere la fraternità. Come rigore e chiarezza di linguaggio, non come rinuncia a parlare».
È nella città che si radica l’impegno dell’AC. Le forme e gli strumenti che una realtà come l’AC può utilizzare per adempiere a questa sua precisa responsabilità non possono però essere quelli del potere: politico, economico o mediatico che sia. «Essere “Chiesa povera per i poveri” passa anche attraverso la rinuncia a “privilegiare gli spazi di potere al posto dei tempi dei processi”.
«Tocca a noi chiederci come aiutare la pastorale ad adeguarsi alla vita frenetica e frammentata delle nostre città e, al contempo, domandarci come contribuire a rendere le nostre città più fraterne e meno alienanti, più accoglienti e meno indifferenti. A noi spetta farci trovare lì dove le persone vivono, per sperimentare insieme, con tutti e per tutti, la forza umanizzante del Vangelo.
«Adesso ci dobbiamo impegnare per passare dalla costruzione di singole alleanze alla promozione di una “cultura delle alleanze”. Perché siamo convinti che in questo tempo in cui sembra prevalere uno spirito di frantumazione l’unico modo per abitare in maniera responsabile il nostro tempo sia quello di farci promotori di ciò che unisce. Perché è questa la nostra natura, la nostra forza, direi quasi il nostro talento. Vale la pena ribadirlo: lavorare insieme agli altri, fare dell’AC un elemento di amalgama e non di divisione, di cooperazione e non di concorrenza, nella comunità ecclesiale e tra le pieghe della società, non è qualcosa che rischia di indebolire la nostra identità e la nostra missione: è qualcosa che ce la ridona».
«In fondo, come disse Vittorio Bachelet il giorno della sua nomina a presidente generale, la ragione per cui esiste l’Azione Cattolica è, molto semplicemente, quella di “aiutare gli italiani ad amare Dio e ad amare gli uomini”. È su questo che dobbiamo lavorare».

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