Uomini che odiano le donne

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Chi è l’uomo violento?
Occorre smettere di essere convinti che gli uomini violenti siano dei mostri rari e incomprensibili. All’interno della coppia o della famiglia la violenza è spesso presente. Non soltanto quella fisica, ma anche psicologica, verbale ed economica. Questa violenza esiste da sempre, trasversalmente a tutte le culture e a tutti gli strati sociali ed economici.

Siamo partiti da queste considerazioni quando ci siamo confrontati con lo psicologo Massimo Mery, che da 11 anni lavora al consultorio maschile di Bolzano accompagnando uomini maltrattanti in un training anti violenza dalla durata di 6/7 mesi. “Una goccia nel mare” – ci dice – che mira soprattutto a far prendere consapevolezza della violenza agita, cercando così di rendere questi uomini capaci di affrontare le proprie responsabilità di un rapporto tossico e pericoloso soprattutto per le loro mogli, fidanzate, ex.
Mery ci spiega che “certo la violenza riguarda il genere umano, anche le donne. La violenza maschile però è molto diversa da quella femminile. Alla domanda che rivolgo a questi uomini ‘hai paura di tua moglie?’ la risposta è no. Mentre alla domanda ‘tua moglie ha paura di te?’ la risposta è quasi sempre sì. Ecco dov’è la differenza.”
Una semplice e comoda soluzione non esiste. Si tratta di un lungo percorso quello dell’insegnamento della gestione delle emozioni, soprattutto della rabbia, anche attraverso semplici tecniche di controllo del respiro. Ma non c’è nessuna garanzia di successo. Quando parliamo di violenza di genere, occorre parlare di educazione di genere e su questi due grandi temi le femministe* ragionano da decenni, con mille sfaccettature diverse e portando avanti battaglie di cui abbiamo tuttora molto bisogno.

Rita Torti, storica e a capo del Coordinamento delle Teologhe Italiane (CTI), ci ha aiutati a mettere a fuoco la posizione della Chiesa riguardo alla violenza di genere. Se la cultura nella quale viviamo è ancora pesantemente maschilista, anche la Chiesa e la teologia non sono diverse. La tendenza è quella di non parlarne affatto o, se proprio necessario, allora si minimizza, sottovaluta, generalizza o si disloca il problema solo in alcuni ambienti più degradati.
Non affrontare questa tematica peggiora la situazione e si arriva a colpevolizzare la vittima o le donne in generale, alle quali compete il ruolo di madri ed educatrici e che sono conseguentemente incapaci di crescere maschi non violenti. Anche il Sinodo sulla famiglia è stato solo un primo incerto passo per mettere a fuoco questi problemi, spesso nascosti in opinioni contrastanti.

Guardare in faccia questo fenomeno (che resta ancora molto nascosto per paura e per un’idea di amore che tutto sopporta e deve sopportare in silenzio) comporta l’uscire da un’idea patriarcale di uomo e di donna. Dovremmo invece prendere spunto da modelli non violenti e (perché no) perdenti come quel Gesù che non trattava diversamente uomini e donne che lo seguivano. Il CTI ha già interessanti spunti di riflessione da proporci, nati da una lettura meno maschilista della Bibbia.
L’ascolto attento e aperto, capace di rispondere con amore, concretezza e giustizia di fronte a queste violenze sarà forse il frutto dell’amicizia che anche noi sapremo mettere in circolo con gli uomini e le donne a noi più cari e più vicini. C’è un urgente bisogno di una rete concreta che sostenga le vittime e di un dialogo (e un conflitto) nuovo che generino una più vera e nuova idea di donna e di uomo.

di Filippo Malavasi e Rita Pollastri

 

*alla parola “femministe” avete alzato gli occhi al cielo? Avete addirittura pensato a qualcuno di ridicolo o addirittura a qualcosa di pericoloso come il fantomatico “gender”? Allora avete proprio bisogno di leggere qualcosa e di saperne un po’ di più. Vi suggeriamo:

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