Tra bufale e fake news… nulla va dato per scontato!

Appunti di un campo invernale Giovani

Amo iniziare i pochi articoli che mi capita di scrivere con una nota autobiografica. Il perché non saprei spiegarlo, forse semplicemente per sentirli più miei. Quindi comincerò questa breve riflessione riguardo il campo invernale Giovani partendo da qualche mese addietro rispetto alla data odierna. È settembre, un weekend di settembre, nello specifico la due giorni di Ac che si svolge ogni anno a Bardolino. Difatti è stato proprio durante la due giorni che come settore Giovani abbiamo scelto il tema del campo invernale. Come ogni anno arrivavo sfornita di idee e quindi pronta a tifare per la migliore che qualche altro G avrebbe proposto finché, colpo di scena, non mi viene in mente un tema che mi sarebbe piaciuto approfondire. Lo propongo ma purtroppo non vince… Ne vince un altro che, onestamente, non mi interessava per nulla in principio, ma che scoprirò poi estremamente interessante.

Questo breve cappello introduttivo mi serviva esclusivamente per dire una cosa molto semplice: il tema non mi convinceva affatto ma in fin dei conti il campo invernale è un appuntamento immancabile per me (e credo per tutti i G della diocesi), ogni anno mi ha sempre saputo dare tantissimi spunti di riflessione su tematiche che a volte è davvero difficile saper comprendere e “decifrare” da soli.

Il tema di quest’anno era “Tra bufale e fake news…come orientarsi?” una questione ampiamente citata e trattata da molta informazione pubblica e dalla stessa politica.  Una tematica che inevitabilmente, in un mondo dove le informazioni sono sempre più fruibili e alla portata di un clic, ci riguarda tutti. Riguarda il nostro modo non solo di orientarci ma di “formarci” come cittadini consapevoli e critici verso la realtà nella quale siamo, o dovremmo essere, partecipi e attivi.

In soli tre giorni abbiamo avuto modo di incontrare esperti sul tema che ci hanno permesso di dare una lettura maggiormente chiara non solo delle false notizie, ma anche dell’informazione e del giornalismo.

Il primo giorno abbiamo avuto modo di confrontarci con Luca Rolandi, giornalista di professione. Nella prima parte del suo intervento abbiamo analizzato quella che è stata la “storia del giornalismo” dalla sua nascita ai giorni nostri, potendo così sviluppare una visione più completa di un tema che spesso è da molti trattato senza cognizione di causa. Con Luca Rolandi abbiamo anche potuto capire cosa significa essere un giornalista concretamente e quanto questo mestiere, se svolto con spirito critico, aderenza alla realtà e chiarezza, sia fondamentale sia per noi oggi ma anche nel passato, un mestiere pieno di responsabilità, una professione ci cui  la nostra società necessita oggi più che mai.

Il secondo giorno abbiamo incontrato Daniele Stancampiano, dottorando in filosofia del linguaggio all’Università di Trieste. Con Daniele abbiamo affrontato maggiormente nel vivo il tema centrale del campo ovvero le cosiddette “fake news”. Oltre a mostrarci come individuarle il nostro secondo ospite ci ha fatto riflettere in termini filosofici sul fenomeno dell’accomodamento, cioè sul fatto che quando ascoltiamo una notizia la conoscenza passa anche se non ce ne stiamo accorgendo. Per esempio, se leggiamo qualcosa come “continua l’invasione” automaticamente ci passano concetti di paura, angoscia, pericolo, guerra; diverso sarebbe se leggessimo “continuano gli sbarchi”. Su questo credo ci abbia suggerito due spunti di riflessione molto interessanti. Da una parte ha sottolineato l’importanza di quella che ha definito “responsabilità epistemica” ovvero l’idea di sviluppare un atteggiamento che sia, appunto, “responsabile” nei confronti di quello che diciamo, di quello che affermiamo. Posso pensare quello che voglio, ma non posso dire il falso perché danneggia l’altro e, diffondendosi, l’intera comunità.  Dall’altra parte ci ha incoraggiato alla “vigilanza epistemica”, a stare attenti non solo alle fonti di ciò che vediamo, leggiamo, ascoltiamo, ma di interrogarci sempre su ciò che apprendiamo, sulle fonti delle stesse fonti, metterci e mettere sempre ogni cosa in discussione per verificarla, provare che davvero ciò che impariamo sia vero, reale, o almeno ciò che si avvicina di più all’idea di verità, tutto tenendo presente che esiste il fenomeno dell’accomodamento. Un esercizio che è sicuramente molto complicato ma che oggigiorno diviene fondamentale per saperci meglio orientare in questo mondo sovraccaricato di nuove notizie, nuove informazioni che purtroppo però non sempre aderiscono alla realtà.

Abbiamo infine concluso il campo con i giornalisti Paolo Tomassone, Ettore Tazzioli e con l’ex direttore de L’Osservatore Romano, Giovanni Maria Vian.

Tomassone e Tazzioli ci hanno parlato non solo della loro esperienza nel mondo dell’informazione, difatti Tomassone si occupa di giornalismo per un’agenzia di stampa nazionale mentre Tazzioli è direttore di un’emittente televisiva locale, ma anche del loro desiderio di creare un nuovo tipo di informazione che coinvolga i giovani, una testata giornalistica online che tratti appunto tematiche che riguardano il nostro territorio. Il dialogo che abbiamo avuto con loro è stato interessante e credo abbia aiutato anche loro a capire come noi giovani desidereremmo fosse l’informazione, come ci auguriamo potrà essere.

Nel pomeriggio invece abbia avuto modo di farci raccontare da Giovanni Maria Vian cosa è stato e cosa è L’Osservatore Romano, scoprendolo uno strumento non di sola informazione ma anche di formazione per tutti i cristiani del mondo.

Non è certamente semplice riassumere in poche righe quello che è stato un campo molto interessante ed estremamente attuale, ma credo di poter affermare che dopo questi giorni così intensi abbiamo potuto sviluppare uno sguardo più completo sul mondo dell’informazione, uno sguardo che non ci vede più come semplici spettatori, ma come responsabili nei confronti dell’informazione, sia di quella che riceviamo sia di quella che offriamo. Credo infatti che sia compito di ognuno di noi costruire una società dove le informazioni siano maggiormente chiare e veritiere, informazioni che non mistifichino la realtà, che ci permettano di sviluppare uno sguardo nuovo, diverso, più ampio, sempre pronto a mettere ogni cosa in dubbio, dove il dubbio non sia sterile scetticismo ma desiderio di conoscere di più, di conoscere meglio, conoscere per edificare una città degli uomini più equa e più giusta. Questo è senza dubbio necessità di ogni persona e pertanto il compito di ogni cittadino, cristiano e non, che desideri essere al servizio degli altri.

Benedetta Tamelli, parrocchia di San Giuseppe

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