Spiritualità, fraternità, dialogo

Intervista a Cristina Tosi e Nicola Mistrorigo

“Interiorità e cura della spiritualità, fraternità e pratica del dialogo, responsabilità ed esercizio della laicità, ecclesialità e consuetudine alla sinodalità” sono gli obiettivi formativi degli adulti nella proposta formativa-missionaria di AC “Sentieri di speranza”.
Secondo voi, sono obiettivi ancora attuali alla luce di Evangelii gaudium?

Cristina

Certamente sono obiettivi ancora attuali e aggiungerei necessari e indispensabili in particolare in questo nuovo tempo di vita della Chiesa voluto e sognato da papa Francesco.
Sono coordinate che, se curate e prese veramente sul serio, possono infatti aiutarci a testimoniare i tratti di una Chiesa dalla spiritualità che trasforma il cuore, capace di interrogarsi e chinarsi sulla realtà che la circonda per interpretarla alla luce della fede e del discernimento.
Una Chiesa in cui ci si possa riconoscere tutti fratelli, che si adoperi per alimentare una cultura dell’incontro e che metta al centro l’esercizio del dialogo per educare alla pace.
Una Chiesa fatta di uomini e donne responsabili, che non rinunciano al proprio impegno di evangelizzazione, ma che con coraggio e con gioia si mantengono costantemente “in uscita” per rivelare a tutti l’amore misericordioso del Padre.
Una Chiesa in movimento e dinamica, che continua a mettersi in discussione e in cui si cammina insieme condividendone gli obiettivi e la missione a cui è chiamata per vincere le sfide culturali e sociali che le si pongono davanti.

Nicola

Direi proprio di sì. Direi che sono obiettivi che dovrebbero caratterizzare, identificare un laico di AC, che vuole essere nel mondo oggi alla luce di Evangelii gaudium.
L’interiorità, la fraternità, la responsabilità e l’ecclesialità sono luoghi che un laico sa di dover curare oggi se non vuole essere del mondo. Oggi, forse, presi dal nostro “super io” non siamo in grado di uscire con la vulnerabilità, che dovrebbe contraddistinguere l’uomo di Cristo.
Oggi, l’esercizio d’interiorità, fraternità, responsabilità ed ecclesialità è trascurato anche per questo, per il nostro essere individuali. Il papa ci spinge proprio ad uscire da questa logica, a riscoprire la dimensione più umana e divina dell’amore proprio attraverso il volto, gli occhi, le necessità, i bisogni e le provocazioni che gli ultimi, i poveri, ci sanno dare.

Cosa stai cercando?