Servire nella fraternità con creatività

Riflessioni nate dalla due giorni di formazione

Domenica 27 settembre circa un centinaio di associati provenienti da tutte le parrocchie della diocesi di Carpi si sono riuniti a Rolo per dare inizio al nuovo anno associativo di Azione Cattolica, partendo dalla Parola di Dio grazie a una lectio divina sull’icona biblica dell’anno: “Servire e dare la propria vita” (Mc 10,35-45), condotta da don Carlo Bellini, assistente generale di AC.

Tre sono le riflessioni maturate dal Consiglio diocesano su cui si sono confrontati i partecipanti alla giornata formativa durante i lavori di gruppo misti, composti sia da giovani sia da adulti di ogni età.

SERVIRE
“Chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti”. Gesù ci invita a farci ultimi per servire gli ultimi. Spesso, nel cammino di educatori, siamo portati a pensare che gli ultimi, come i piccoli di cui ci prendiamo cura, sono quelli da “servire meno”, poiché nel breve tempo portano apparentemente meno frutto. Nell’icona biblica, invece, Gesù sottolinea la centralità del servizio agli ultimi, nei quali egli stesso si identifica: nel servizio di educatori seminiamo semi, che non sappiamo se e quando cresceranno, ma nostro compito è essere collaboratori del Signore e avere fede che questi semi fruttifichino, senza desiderarne il merito.

NELLA FRATERNITÀ
Abbiamo scoperto l’essenziale del nostro essere associativo: la fraternità, Gesù ce lo mostra presentandosi come colui venuto “per servire e non per essere servito” e che mostra concretamente ai discepoli, e a noi, come fare.
Attraverso i gesti quotidiani di Gesù scopriamo come vivere la fraternità nella dimensione del servizio: abbassarsi, sfiorare, abbracciare, sollevare, mangiare.
C’è un gesto che può legare il tempo estivo al futuro di quest’anno incerto che ci viene incontro: è l’abbassarsi, avere cioè una posizione del corpo con un punto di vista che ci permetta di cogliere le esigenze di tutti.
Occorre però avere anche uno sguardo attento e un cuore “caldo”, empatico, mentre ci si abbassa. Così come durante il tempo estivo ci siamo “abbassati” per cercare di includere tutti e non lasciare indietro nessuno, anche ora siamo chiamati a sperimentare questa attenzione e occorre interrogarsi come fare per “abbassarsi” nella nostra associazione (nel settore e tra i settori, tra le generazioni), nelle parrocchie, nei gruppi e non, con i nostri assistenti e sacerdoti, con le persone che vivono nel nostro territorio, in particolare i più bisognosi.
Dobbiamo darci uno stile di sinodalità: far parte dell’AC ci ricorda che non siamo soli e autosufficienti nel nostro percorso, ma facciamo parte di una Chiesa in cammino, in cui ci prendiamo cura gli uni degli altri.

CON CREATIVITÀ
Davanti alla mancanza di appuntamenti e relazioni fisiche dei mesi scorsi si può guardare a quello che ci è mancato, ma anche a quello che abbiamo riscoperto e riacquistato: occorre interrogarsi su quale stile vogliamo portare avanti e come proseguire. In questo modo una crisi può portare a un rinnovamento.
Il laboratorio estivo “Costruire la comunità a partire dagli ultimi” ha evidenziato uno stile partecipativo e flessibile, impegnativo ma certamente buono e costruttivo.
Il cammino creato è stato pensato e condiviso da tanti, aiutandosi tutti insieme, assistenti, consiglieri ed equipe, stimolando il più possibile la partecipazione proprio per cercare di venire incontro alle necessità e ai tempi di tutti.
Sono nate modalità di incontro nuove di cui fare tesoro: in presenza, online, mista, incontro, tavola rotonda, lectio divinae ecc., per agevolare la partecipazione di tanti attraverso le relazioni, condividendo riflessioni, problemi e tempo, trasmettendo la passione che ci accomuna per il Vangelo nell’incontro tra generazioni, contagiandoci a vicenda nel cammino della Chiesa radicata nel nostro territorio.

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