L’Europa come modello del vivere insieme

Riflessioni dal campo invernale adulti 2019

Dopo aver ripercorso la storia della nascita dell’Unione Europea grazie alla competenza di Fabio Cassanelli, autore del podcast “Lo stato dell’Unione” insieme ad Andrea Sordello, siamo riusciti a mettere a fuoco la complessità delle problematiche attuali che stanno affrontando i 28 paesi membri (stati molto diversi fra loro per mentalità, culture, storie, sistemi politico-economici ecc.) di questa Unione, che dal dopo guerra a oggi ci ha permesso di vivere il più lungo periodo della storia di pace e prosperità.

Bernhard Url, direttore esecutivo dell’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare, scrive a Repubblica il 25/03/17 in occasione dell’anniversario del Trattato di Roma (che ha istituito la Comunità Economica Europea il 25 marzo 1957): “L’UE significa pace. Certo, l’integrazione europea ha portato molti altri benefici: democrazia, prosperità, opportunità, benessere e diversità, per citarne solo alcuni… Quello che spesso dimentichiamo è che il più lungo periodo di pace e stabilità nella storia dell’Europa – 70 anni dalla fine della seconda guerra mondiale – è cominciato con le iniziative d’integrazione economica che nel 1957 portarono alla formazione delle Comunità europee. Non è per puro caso che viviamo in una società pacifica, questo è anche grazie all’unità europea. Senza pace non c’è democrazia, diversità, scienza né progresso. E nemmeno speranza“.

Purtroppo oggi si dà per scontata l’appartenenza all’Unione Europea o, peggio, si evidenziano soltanto i problemi ancora da risolvere e le cose che non funzionano. È per questo che il Parlamento Europeo ha aperto un sito disponibile in 24 lingue: Che cosa fa l’Europa per me , articolato in varie sezioni: «nella mia regione», «nella mia vita» e «focus» proprio per chiarire, dirimere, raccontare ciò che la troppa informazione o disinformazione produce (si legga anche l’articolo di Roberto Da Rin, Il Sole 24 Ore, 15.11.2018).

Grazie a Gianni Borsa, direttore di Segno e corrispondente da Bruxelles per Agensir, ci siamo chiesti come possiamo vivere questa dimensione europea da cittadini credenti.
Sempre più frequentemente si parla di crisi dell’Europa, ma è meglio parlare di crisi della politica: perché noi non ci sentiamo cittadini né delle nostre città né dell’UE. Bisogna ripartire innanzitutto dal sentirsi cittadini qui e ora: vivendo insieme con la voglia di costruire qualcosa per tutti, coltivando un senso di comunità, ampliando lo sguardo, alzando gli occhi. Bisognerebbe giudicare i politici sulla progettualità (non su quello che fanno oggi perché il progetto costruisce un noi e non un io) e sul senso di responsabilità.
La politica serve a mettere insieme le cose: è una sintesi dei bisogni e delle risorse che un paese ha, tenendo conto che le risorse sono limitate. La politica è fare i conti con risorse limitate. Se vogliamo parlare di Europa prima di tutto dobbiamo parlare di politica.
L’Europa ha senso solo nel proporre al mondo un modello del vivere insieme e di vivere per gli altri. Malgrado i suoi errori e le sue debolezze, l’UE ha tanto da dare al mondo: il suo umanesimo, la sua forza ragionevole, la sua capacità di dialogo, le sue risorse, il suo modello sociale…

Per essere cittadini credenti europei possiamo provare a fare nostre queste attenzioni, suggerisce Gianni Borsa:

  • Coltivare la memoria: ciò che ci ha preceduto è essenziale, chi non ha memoria non ha futuro.
  • Conoscere, fare la fatica di conoscere: discutiamo, ascoltiamo, leggiamo di più.
  • Trasmettere valori: facciamo nostro un patrimonio che altri ci danno, tiriamo fuori il buono che serve ancora oggi; abbiamo il compito di educare ed educarsi, di raccontare la ricchezza che abbiamo dentro e dobbiamo batterci per i principi che riteniamo irrinunciabili.
  • Incontrare il prossimo: dobbiamo avere occhi per gli altri, mettere al centro la persona. I cristiani non possono esimersi dal provare a costruire la città dell’uomo, prima ancora della città del cielo: mentre metto al centro le mie passioni da persona, preparo la città intorno a me, dobbiamo costruire la comunità e per farlo occorre sentirsi cittadini di quella città (non solo impegnandosi in politica, ma facendo anche volontariato o altri servizi).
  • Continuare, insistere a infondere la speranza: abbiamo in giro troppi portatori di malaugurio, per guardare al domani bisogna portare speranza. Per infondere speranza bisogna avere coraggio e coerenza. Se no i cristiani non servono al mondo e non consentono al Vangelo di camminare nelle strade dell’oggi.

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