La tentazione di perdere l’entusiasmo

Intervento di Adelaide Iacobelli all'Assemblea diocesana di AC

Domenica 27 ottobre 2019, grazie all’ospitalità della Parrocchia di Limidi di Soliera, si è svolta l’Assemblea associativa diocesana dell’Azione Cattolica dal titolo: “Una Chiesa che si lascia rinnovare (Christus Vivit)”. Ad aiutarci ad approfondire l’argomento è intervenuta la giovane studentessa Adelaide Iacobelli, segretaria nazionale MSAC (Movimento Studenti di Azione Cattolica) della diocesi di Albano (al centro nella foto di copertina).

Partendo dall’esortazione apostolica post-sinodale Christus vivit di papa Francesco, Adelaide Iacobelli ha scelto di approfondire il numero 37: «La Chiesa di Cristo può sempre cadere nella tentazione di perdere l’entusiasmo perché non ascolta più la chiamata del Signore al rischio della fede, a dare tutto senza misurare i pericoli, e torna a cercare false sicurezze mondane. Sono proprio i giovani che possono aiutarla a rimanere giovane, a non cadere nella corruzione, a non fermarsi, a non inorgoglirsi, a non trasformarsi in una setta, ad essere più povera e capace di testimonianza, a stare vicino agli ultimi e agli scartati, a lottare per la giustizia, a lasciarsi interpellare con umiltà. Essi possono portare alla Chiesa la bellezza della giovinezza quando stimolano “la capacità di rallegrarsi per ciò che comincia, di darsi senza ritorno, di rinnovarsi e di ripartire per nuove conquiste”».

La perdita dell’entusiasmo in associazione è strettamente legata alla fatica del cammino cristiano, a quella stanchezza che si sente o percepisce da chi è tanti anni che fa servizio nella Chiesa (in parrocchia, in diocesi ecc.). “Ma, oltre alla parrocchia, c’è qualcosa di diverso – sostiene Adelaide -: c’è la missione, alla quale siamo chiamati tutti e, come ripete in più passaggi di Evangelii Gaudium papa Francesco, la missione non è una parte della mia vita, non posso sradicarla da me, se da una parte c’è la mia vita e dall’altra il servizio, la mia vita di fede è una bugia”.
L’aspetto consolante della “perdita dell’entusiasmo” è che è una tentazione, non un dato di fatto irreversibile, e in questo ci può aiutare senza dubbio il Vangelo, meditando le tentazioni di Gesù. La tentazione è una bugia, questo “sentirci stanchi” è una mistificazione, non è reale, perché siamo consapevoli che la vita di fede è un’esperienza entusiasmante, che fa bene a tutti.

Cosa vuol dire oggi ascoltare la chiamata del Signore al rischio della fede? – continua Adelaide nella riflessione – significa che il primato è di Dio, l’iniziativa è Sua, è Lui che ci ama per primo e a noi basta ascoltare. Quando ci diciamo che manca l’entusiasmo dobbiamo sempre ricordarci che il primato è Suo e dobbiamo fidarci.

Il papa poi, nell’esortazione continua sottolineando che occorre “dare tutto senza misurare i pericoli” ovvero “avere cura di ciò che facciamo, fare cose belle, utili e interessanti che rispondono alle esigenze reali, lasciare che sia la realtà che ci circonda a dettare il tempo (e non il contrario), senza essere approssimativi, mettendoci tutto noi stessi. Partiamo dal presupposto che il tempo degli altri è un dono infinito – afferma Adelaide – non sprechiamolo realizzando attività troppo pensate e poco attaccate alla realtà, stiamo attenti al linguaggio che usiamo perché a volte crea distanza fra chi ha programmato un’attività e chi ascolta. Anche questo è un pericolo. Rinnoviamo il nostro linguaggio”. Un altro pericolo è il momento di verifica in cui si tirano le somme, si fanno bilanci di come sono andati i gruppi, le attività ecc.: “a volte ci sono momenti difficili, di sconforto, ma stiamo sempre attenti a non confondere le fasi difficili con la disillusione perché se ci diciamo cristiani, non dobbiamo fermarci alla croce. Gli errori si superano, le disillusioni no. Questo vale anche per l’associazione: quando l’associazione è ferita, soffre, non possiamo abbandonarla. Dare tutto senza misurare i pericoli significa imparare a volersi bene (perché è una cosa complicata, non romantica) – conclude-, vuol dire uscire da sé e incontrare gli altri per davvero in una dimensione di sinodalità e popolarità, caratteristiche dell’Azione Cattolica”.

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