La disabilità all’ACR

Una sfida possibile

Li chiamano “bambini speciali” e in quanto tali hanno bisogno di attenzioni speciali.
Stiamo parlando di tutti quei bambini che convivono tutti i giorni con la loro disabilità e che come gli altri, hanno il diritto di vivere un’esperienza di fede all’interno di un gruppo che li aiuti a crescere, camminando a fianco dei loro coetanei.
La disabilità è una realtà sempre più frequente nelle nostre parrocchie, che l’educatore ACR si trova a dover affrontare, spesso sprovvisto di mezzi appropriati e un giusto sostegno.

Certe disabilità richiedono, infatti, da parte dell’educatore, lo sviluppo di capacità empatiche, sociali e talvolta anche teoriche e pratiche. Per un educatore ACR è utile saper prevenire problematiche che potrebbero emergere all’interno di un gruppo, nel caso in cui il ragazzino disabile fatichi a camminare allo stesso passo degli altri.
Il documento CEI Il rinnovamento della catechesi, recita, riguardo a questo tema: «La povertà e la debolezza dei disadattati e subnormali, per difficoltà di carattere fisico, psichico e sociale, appaiono, sotto molti aspetti, ancora più gravi.
Soprattutto ai fanciulli in tali condizioni, bisogna assicurare forme appropriate di catechesi […] dando loro la possibilità di vivere la fede secondo la loro capacità».
È proprio questa l’obiettivo che il consiglio diocesano si è posto negli ultimi tempi, valutando le esigenze delle realtà parrocchiali all’interno della diocesi: dare un supporto pratico e teorico a tutti gli educatori ACR, con il fine di accompagnare ai sacramenti, nel miglior modo possibile, i ragazzini portatori di handicap.

Per rispondere a questa esigenza è stato creato un gruppo di una quindicina di educatori di tutta la diocesi e appartenenti a realtà anche diverse dall’ACR, che svolgono studi in campo socio-psico-pedagogico e/o professioni in campo scolastico, educativo e pedagogico. Persone dunque che, nella vita di tutti i giorni affrontano, per scelta, l’argomento della disabilità e sono preparati in materia sia a livello pratico sia teorico.
Dopo una serie di incontri in cui si è discusso sull’obiettivo da porsi, si è giunti all’incontro del 6 luglio scorso, in cui si è iniziato a concretizzare l’aiuto che si vuole offrire agli educatori ACR, attraverso la stesura di linee guida relative all’approfondimento teorico delle disabilità più frequenti e di alcuni consigli derivanti dall’esperienza pratica per migliorare la partecipazione di questi ragazzi nei nostri gruppi e nella nostre parrocchie.
Negli ultimi tempi è aumentato molto il numero di ragazzi con sindromi congenite come sindrome di down, autismo o disturbi dell’attenzione e iperattività, del tono dell’umore o della personalità, che frequentano le nostre comunità; si è quindi pensato a un modo creativo e a nuovi metodi di catechesi che possano far sentire questi ragazzi parte del gruppo ACR prima e della Chiesa poi.
Dalle varie esperienze è infatti emerso il fatto che la prima necessità e priorità è proprio quella di facilitare l’integrazione nel gruppo. Non bisognerebbe mai dimenticare che il gruppo può diventare luogo prediletto d’incontro e di arricchimento personale sia per il ragazzo disabile sia per chi non lo è (e ovviamente anche per l’educatore).
È quindi necessario prestare attenzione all’ambiente in cui il gruppo s’incontra, ai tempi in cui è suddiviso l’incontro, alle attività proposte, alle capacità del ragazzo.
Ci si è anche chiesti come preparare bambini e ragazzi con ritardi mentali ai sacramenti o come avvicinarli alla messa e come affrontare con loro l’esperienza del campo estivo. Gli educatori che hanno già avuto esperienze di questo tipo sono concordi nell’affermare che, malgrado le difficoltà e gli scoraggiamenti (che non mancheranno), l’amore e la Provvidenza portano lontano.
È, infatti, solo dalla conoscenza profonda con il ragazzo stesso e con la sua famiglia e dall’affetto, che nasce l’opportunità di un’esperienza ricca e arricchente, capace di arrivare anche dove non si credeva possibile arrivare.
L’atteggiamento predominante è quindi l’apertura: alla novità, alla sorpresa, all’infinito amore dato e ricevuto, al coraggio di proseguire.
Alla fine della serata è stato preparato un opuscolo che sarà presto disponibile sul sito e che affronta diverse disabilità prima dal punto di vista teorico e tecnico e poi esperienziale.

L’inclusione dei disabili nella preparazione dei sacramenti è dunque una sfida possibile se affrontata insieme, con i giusti strumenti!

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