Il rapporto tra parrocchia e diocesi

Laboratorio della due giorni di formazione

Lo scopo del laboratorio è quello di affrontare insieme i dubbi e le criticità legate al rapporto che c’è tra parrocchia e diocesi, cercando di evidenziare i punti di forza di questo rapporto e come mai è così importante e vada promosso.

Spesso l’idea è che diocesi e parrocchia siano due concetti in conflitto: vediamo un conflitto tra impegni diocesani e impegni parrocchiali, e siamo portati a scegliere tra i due. Spesso però si finisce per escludere le iniziative diocesane e concentrarsi esclusivamente sulla vita della propria parrocchia, costruendo dei sistemi autonomi completamente slegati dalla diocesi e dalle parrocchie circostanti. In altri casi il problema è quello opposto: ci si concentra solo ed esclusivamente sulle iniziative e gli incontri diocesani, lasciando in secondo piano la parrocchia. Il rischio è quello di pensare alla diocesi come a una scappatoia dai problemi che ci sono in parrocchia.

A volte la partecipazione al diocesano è scostante, e ci si aggrappa a varie motivazioni: è scomodo, è lontano, faccio già abbastanza cose in parrocchia, etc. Altre volte il salto dalla realtà parrocchiale a quella diocesana può spaventare: magari in parrocchia si è abituati a fare in un determinato modo, si conoscono bene tutti gli educatori, mentre in diocesi ci è chiesto di collaborare con persone che magari non abbiamo mai visto, e quindi dobbiamo rimetterci in gioco.

Eppure la realtà diocesana, fatta dal confronto tra parrocchie diverse, può aiutarci ad attingere dalle esperienze degli altri: attingere dal diocesano per portare cose belle anche in parrocchia. La partecipazione a livello diocesano è ricaricante. Questo da raccontare a chi non partecipa in prima persona è difficile…

ALCUNI SPUNTI

  • Programmare incontri insieme, tra parrocchie limitrofe, di modo che i ragazzi possano conoscersi. Crescendo capiranno l’importanza dell’incontro con l’altro. E il fatto di conoscersi prima aiuta ad avere meno paura quando si è poi invitati a partecipare ad incontri diocesani. È una cosa che si potrebbe proporre non solo per le medie, ma magari anche dalle elementari. Serve ad avere amicizie fuori dalla parrocchia, magari un po’ più stabili rispetto a quelle che si possono creare a partire da un incontro diocesano all’anno. Può essere utile anche a noi educatori per restare in contatto. Essere geograficamente vicini non basta: serve un legame.
  • È importante ricordarsi però che la parrocchia è composta dalle persone che ci vanno, e che non le scegliamo noi. Nei momenti di difficoltà, di mancanza di comunicazione, di incomprensione, dobbiamo cercare di non perdere lo slancio al dialogo e al confronto.
  • Un ostacolo alla partecipazione al diocesano può essere il rapporto con i genitori: a volte il limite è proprio che i genitori non lasciano partecipare i figli. Imparare a comunicare in modo corretto e con anticipo con i genitori può forse essere d’aiuto. Per questo, è fondamentale per ogni educatore tenere le orecchie aperte sulle iniziative proposte dal diocesano, in modo da poterle riferire a loro volta ai genitori.
  • Rivalutare il discorso delle zone pastorali. Negli anni è andato scemando l’attenzione a questa realtà, mentre potrebbe essere di grande aiuto, soprattutto per l’organizzazione di feste e campi. Stiamo attenti a non adagiarci sulle tradizioni di autonomia. Il passo dalla parrocchia alla zona pastorale può aiutare poi quello verso la diocesi intera. Per esempio, una proposta da vivere come zona potrebbe essere quella di un ritiro d’avvento/quaresima per i bambini delle elementari, per i quali non ci sono proposte diocesane.

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