Giovani popolari e… appassionati

Due giorni di incontro fra presidenza e AC dell'Emilia Romagna

La presidenza nazionale di Azione Cattolica ha visitato l’Emilia-Romagna in due giorni molto intensi e molto ricchi di spunti, che hanno messo al centro una rinnovata vivacità associativa, senza tralasciare le sfide e le fatiche che l’AC della regione attraversa da Ovest a Est.
L’incontro si è svolto tra Nonantola e Modena, proprio nei giorni di chiusura della festa dei motori, simbolo della città della Ghirlandina. All’Abbazia di Nonantola l’assistente centrale il vescovo Gualtiero Sigismondi ha incontrato i confratelli della regione: erano presenti 8 vescovi (in totale l’AC nei due giorni ne ha incontrati 9 su 15) che hanno investito un’intera mattina insieme agli assistenti diocesani per incontrare l’associazione. Un’apertura di credito molto significativa e altrettanto apprezzata dall’AC.
Mons. Sigismondi ha tratteggiato i rischi e le fatiche dell’associazione traendo spunto dalle sette chiese dell’Apocalisse (Efeso, Smirne, Pergamo, Tiatira, Sardi, Filadelfia e Laodicea) e ha poi evidenziato anche alcuni atteggiamenti che i sacerdoti hanno nei confronti dell’AC, mettendo in luce sia quelli positivi sia quelli negativi.
Il dibattito successivo è stato molto cordiale e altrettanto aperto: quasi tutti i vescovi sono intervenuti per sottolineare la necessità di mantenere un dialogo fecondo con l’associazione, in prima battuta attraverso il canale privilegiato con i rispettivi presidenti diocesani. Si è parlato di un’AC capace di franchezza e coraggio, più attenta alla condivisione e alla missione, un’AC che diventi in modo sempre maggiore strumento di comunione.

Nel pomeriggio è stata la volta dell’incontro con i presidenti parrocchiali e con i consiglieri diocesani. Oltre 200 persone da tutte le diocesi della regione (e alcuni matrimoni hanno inevitabilmente limitato la partecipazione come pure comunioni e cresime la domenica, ma il ‘rischio’ di fare l’incontro in maggio era stato messo in conto) hanno partecipato alla tavola rotonda “Giovani & popolari” con il presidente nazionale Matteo Truffelli, con la psicologa forlivese Barbara Ghetti e con Gioele Anni, consigliere nazionale per il Settore giovani e uditore al recente Sinodo.
Proprio dal Sinodo si è partiti per analizzare i due termini e le difficoltà che presentano: “Essere popolari non significa necessariamente essere in tanti, ma essere popolo e sentirsi popolo – ha sottolineato il presidente Truffelli -. Dunque occorre anche assumere un linguaggio comprensibile a tutti e proporre esperienze che hanno a che fare con la vita delle persone. Il mandato a essere più popolari ce lo ha dato papa Francesco e il volto giovane della nostra associazione è proprio quello che la fa diventare popolare. Dobbiamo occuparci della vita di tutti”. Portare la Chiesa nel mondo e il mondo nella Chiesa, questo è ciò che i giovani di AC sono chiamati a fare.
Il concetto di “bene possibile” è stato sviluppato da Barbara Ghetti: “Ci sono tanti giovani che sono distanti, ma che ci guardano con attenzione. Non dobbiamo pensare a ‘fargli fare delle cose’ o a ‘tappare dei buchi’, ma a proporre loro un’esperienza che genera”.
Gioele Anni ha ricordato il Sinodo: “è stato strano, ma bellissimo. Vedere vescovi che hanno pianto ricordando situazioni difficili dei giovani delle loro terre è stato molto toccante. Partecipare al Sinodo ha creato legami molto forti, che continuano, e ci ha dato modo di capire che non importa ‘chi siamo’, come dice il papa nell’esortazione finale Christus vivit, ma ‘per chi siamo’”.

I lavori sono proseguiti con la tecnica del world cafè, organizzato dai giovani e dal MSAC (il Movimento studenti di Ac) e poi con i vespri, la cena (a base di gnocco e tigelle) e la festa serale con le canzoni dell’ACR a prendere la scena.

La domenica il Consiglio regionale in dialogo con la presidenza nazionale che ha esplicitato i temi preparati con la delegazione regionale: oltre ai giovani, l’AC nelle nuove forme organizzative (unità o zone pastorali), nuove forme di spiritualità laicale, l’attenzione alla politica, il focus sui movimenti d’ambiente (studenti e lavoratori). La messa, presieduta da mons. Erio Castellucci, vescovo di Modena, ha preceduto l’ampio dibattito. Dopo il pranzo (curato dall’associazione parrocchiale del Redentore e dalla parrocchia che ha dato una mano indispensabile, insieme all’associazione diocesana di Modena, per la riuscita della due giorni) i lavori per settori e i saluti. Fraterni e grati dopo due giorni così pieni di voglia di fare associazione.

di Paolo Seghedoni, delegato regionale AC Emilia-Romagna

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