Educare al dovere di pensare

Intervento di Giuseppina De Simone alla due giorni formativa a Bardolino

Oltre 160 persone, dalla neonata Benedetta ad alcuni arzilli adultissimi che veleggiano con disinvoltura verso mete anagrafiche impegnative, hanno ascoltato, domenica 23 settembre, Giuseppina De Simone, direttrice di Dialoghi, che ha intrattenuto gli iscritti e simpatizzanti di AC nella tradizionale giornata formativa, che inaugura l’anno associativo, sul tema: “Il dovere di pensare. Per una politica con la P”.

In un contesto culturale e politico che sembra favorire la logica dell’esclusione e del conflitto sembrano scardinate le fondamenta stesse per la costruzione della casa comune, fino a porsi legittimamente la domanda se l’incontro con l’altro evochi ancora un’esperienza positiva o non sia piuttosto qualcosa da esorcizzare, in nome di paure che vengono strumentalmente gestite e assecondate, per biechi calcoli elettorali.
Pina ci ha, pertanto, richiamato all’urgenza di riproporre la forza del PENSARE, quale unico antidoto alla SUPERFICIALITÀ (ben più grave e subdola della STUPIDITÀ), per elaborare quella capacità di giudizio che, soprattutto nei momenti di crisi, ci dà strumenti per dare un nome alle cose e, in ultimo, per distinguere il bene dal male.

Il Pensiero, che va di pari passo con il “sentire” CON le persone che ci stanno vicino (anche quando gridano le loro legittime paure e preoccupazioni), ha bisogno del silenzio, della quiete, per poter approdare ad un discernimento che scongiuri quella anestetizzazione delle coscienze che ci fa dire troppo spesso che “tutto è uguale”, finendo per ributtarci nella massa indistinta.
In questo contesto per l’opera formativa dell’Azione Cattolica si aprono praterie immense, a partire dalla riscoperta della dimensione della POPOLARITÀ, quale dimensione costitutiva da cui partire per ridisegnare il volto delle nostre città. Ciascuno di noi svolge un impegno quotidiano “altamente politico”, soprattutto coloro impegnati in ruoli educativi e caritativi, perché contribuiscono a creare una mentalità, educando al dovere di Pensare, senza demandare ad altri la fatica del pensiero.

Chi meglio dell’AC, che vive nel Paese ed è immersa in esso tramite la rete di comunità ecclesiali in cui opera, può svolgere oggi quel lavoro di tessitura necessario a ricostruire relazioni lacerate e dinamiche sociali logorate? Riscoprire la Politica con la P maiuscola o, come dice papa Francesco, la “grande politica”, significa rimettere mano dopo tanto (troppo) tempo ad una progettualità ad ampio respiro, per approdare ad una visione alta, in cui si abbandona la facile rincorsa agli slogan del momento per iniziare finalmente a ragionare sui bisogni reali delle persone. L’AC si può rivelare, quindi, come miniera preziosa di strumenti, che sa fare tesoro tra l’altro dei lasciti di tanti maestri che, anche in passato, hanno messo a servizio della comunità civile i talenti coltivati nella palestra associativa, contribuendo in modo decisivo alla costruzione del Paese in cui viviamo.

La mancanza di Pensiero si traduce, in ultima istanza, in mancanza di libertà. Forse è proprio per questo che nessuno può sottrarsi oggi all’urgenza di dare il proprio contributo; la “superficialità” è il peccato che nessun tesserato di AC può oggi permettersi.

Marco Catellani

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