Il desiderio come energia di comunione

L'intervento del filosofo Mancini alla due giorni di formazione

Il desiderio è un’energia positiva dentro di noi, che arriva a pienezza se realizza il desiderio di Dio: la felicità dei figli. Il desiderio è tensione verso l’altro in un’ottica di comunione e di dono “al di là della propria capacità” (parafrasando E. Lévinas) perché un essere umano è felice quando dona il suo amore. Il desiderio è la domanda giusta dentro di noi, mentre il peccato è la risposta sbagliata a quella domanda. Il desiderio è protendere verso l’altro senza pretendere di possedere l’altro, come ci insegna il Vangelo, mentre il consumismo è il contrario: è protendere verso le cose.

L’autenticità dei nostri desideri si misura a partire da quanto ci sentiamo figli, quanto viviamo la dimensione di figli di Dio, oggi quantomai da riscoprire. Possiamo riconoscere un desiderio autentico perché punta alla felicità vissuta in comunione, un’energia di comunione, non punta al semplice appagamento di un bisogno che ci offusca la mente. Il desiderio richiede un discernimento continuo: un ascolto di noi stessi, della Parola di Dio e del dialogo vero con gli altri. Non è una costruzione arbitraria, ma è un richiamo alla vita, che è uno dei nomi di Dio. Attivare i propri desideri è mettersi in moto per una nuova nascita, è aderire pienamente alla vita vissuta con amore, si tratta di una comunione profonda con Dio e il Creato.

Poi, ci sono due sorelle del desiderio: la fiducia e la speranza, che anticipano la condizione di libertà del desiderio. In questo modo abbiamo la capacità di vedere prima, per dare vita ai sogni. Avere fede è avere fiducia, poter contare e credere in qualcuno, è l’elemento fondante delle relazioni. Infatti, il perdono non è altro che la grazia di rilanciare e rigenerare una relazione con una persona che ha tradito la fiducia.

Il compito dei cristiani oggi è praticare la giustizia: una giustizia restitutiva, che crei futuro, che ridoni diritti, vita, umanità a chi l’ha perduta. Per questo è necessario ripartire da un percorso personale alla riscoperta del desiderio come energia di comunione, facendo esperienza di Dio come figli, camminando insieme come Chiesa, aiutandoci gli uni gli altri in un percorso civile, sociale e politico.

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