Una cura amorevole ed efficace

Campo invernale Giovani

Il primo giorno è intervenuto padre Brusco dell’ordine dei camilliani, che ci ha aiutato ad avere una prospettiva maggiormente ampia sul tema delle cure palliative da un punto di vista teorico, invitandoci a riflettere su un argomento che non piace a nessuno: la sofferenza. Padre Brusco ha alle spalle non solo anni di studio, ma anche di esperienza come religioso vicino a coloro che soffrono.
Il secondo giorno è stato sicuramente il più denso perché abbiamo ascoltato l’equipe dei medici palliativisti di Carpi, formata da diversi professionisti: un infermiere, una psicologa, un medico di medicina generale e un infermiere ricercatore in questo settore; testimonianze forti e toccanti.
Abbiamo anche approfondito la legge sulle cure palliative (n. 38 del 15/03/2010), fra le prime del suo genere in Europa e che per la prima volta ha definito il tempo relazionale dedicato al paziente, anche non quello prettamente di visita o di somministrazione di cure mediche o di farmaci, come terapeutico. La legge tutela tutti i cittadini inclusi neonati e bambini, essa sancisce il dovere etico e giuridico di offrire al cittadino la cura e il lenimento del dolore, indipendentemente da qualunque condizione del paziente. La legge difatti mira a combattere il dolore in senso globale, non solo quello dovuto a una malattia terminale (come ad esempio il cancro), ma anche al dolore cronico, che viene considerato una vera e propria malattia.
Il terzo giorno abbiamo avuto modo di conoscere due donne straordinarie: la direttrice dell’hospice Casa Madonna dell’Uliveto a Montericco di Albinea (RE) e suor Angela Bertelli.
Annamaria Marzi, la direttrice, ha avuto modo di raccontarci cos’è un hospice: un posto che può mostrarci come veramente si possa stare vicini alle persone che soffrono e nel modo più umano e intimo possibile, permettendo ai malati, sia cronici sia terminali, la vicinanza delle persone che amano e al contempo un luogo dove poter vivere serenamente un momento molto doloroso della propria vita, accuditi in modo amorevole ed efficace dagli operatori.
Credo si possa riassumere l’esperienza del campo con quella che è stata l’ultima testimonianza − che si è intrecciata alla perfezione col filo rosso del campo il libro di Giobbe − “Gesù e la sofferenza della croce” e la biografia della venerabile Benedetta Bianchi Porro. Suor Angela ci ha raccontato dei suoi anni da missionaria in Thailandia dove ha dato vita alla “Casa degli Angeli”, in cui si dava ospitalità ai bambini e ragazzi disabili con le loro mamme. Oltre alla sua esperienza di missionaria abbiamo avuto modo di riflettere su cosa vuol dire e sul perché, tema molto presente nel libro di Giobbe, della sofferenza, come quella di cui sono vittime innocenti i bambini con disabilità che suor Angela assisteva e le loro mamme. Suor Angela ci ha anche parlato della sua personale difficoltà e del suo dolore nel doverli lasciare per tornare a fare servizio dalle sue consorelle a Parma.
Un campo per riflettere sul perché del dolore e comprendere come poteva essersi sentito Giobbe e come spesso ci sentiamo noi: incapaci di comprendere sempre ogni cosa, di avere chiaro il progetto che Dio ha sulla nostra vita e su quella degli altri, anche quando questo comprende il dover soffrire e forse ci ha aiutato ad essere maggiormente capaci di affidarci a Lui.

di Benedetta Tamelli

Cosa stai cercando?