Quali economie oggi?

Campo invernale adulti 2020

QUALI ECONOMIE OGGI?

È la domanda che si sono posti gli Adulti di AC e che ha dato il via al campo invernale che si è tenuto a Carpi il 4 e 5 gennaio 2020.

La domanda sembra inopportuna considerato che ai più è chiaro che di economia ce n’è una sola ed è quella che si misura con il PIL ovvero la somma di consumi, investimenti, spesa pubblica ed esportazioni nette.

Ne ha parlato nel suo intervento Franco Mosconi, economista e titolare della cattedra Jean Monnet all’Università di Parma, mettendo in risalto il fatto che, benché il PIL sia da sempre la misura dello stato di salute di un sistema economico locale o globale, è però un misuratore in sé imperfetto se si vuole misurare lo stato di benessere delle persone. Gli studi di A. Deaton e T. Piketty citati dal prof. Mosconi mostrano che, se è vero che da un lato vi è una buona correlazione tra PIL e benessere sociale, è altrettanto vero che dall’altro la ricchezza prodotta non si distribuisce equamente.

Nel 2010 ad esempio negli USA il 10% della popolazione più ricca deteneva circa il 48% della ricchezza, in Europa il 35%. L’Europa risulta quindi diversa dagli USA, nella media migliore, ma con modelli economici piuttosto diversificati. Analizzando infatti l’Europa a 15 paesi si possono individuare 4 modelli economici caratterizzati da un diverso rapporto tra efficienza (crescita e produttività) ed equità (benessere sociale e meccanismi di protezione dal rischio povertà):

  • Modello nordico (Svezia, Finlandia): alta efficienza, alta equità;
  • Modello continentale (Francia, Germania): bassa efficienza, alta equità;
  • Modello anglosassone: alta efficienza, bassa equità;
  • Modello Mediterraneo (Italia, Spagna, Grecia, Portogallo): bassa efficienza, bassa equità.

Nonostante questo quadro non particolarmente esaltante per il nostro paese, il prof. Mosconi ha però evidenziato come l’Emilia Romagna in cui noi viviamo e operiamo è in Italia una realtà particolarmente positiva avendo una spiccata vocazione imprenditoriale. Risiedono infatti lungo la via Emilia il 15% delle medie imprese, 12% delle principali società, il 14% dei distretti industriali oltre al più rilevante movimento cooperativo italiano. Ciononostante le “persone a rischio povertà e ad esclusione sociale” sono passate da 523.000 del 2004 a 761.000 nel 2017  (Ufficio Studi Unioncamere) ed il 35,2% delle famiglie valuta “scarse le proprie risorse economiche” (Indagine ISTAT).

Ecco quindi emergere dopo la prima mattina di campo un quadro economico estremamente diversificato sia a livello globale che locale in cui spiccano però alcuni tratti comuni: dalla crisi del 2008 l’economia ha vissuto una profonda discontinuità ancora non sanata, il FMI rileva un rallentamento generalizzato dell’economia globale nel triennio 2018-2020, anche i modelli economici più virtuosi generano forbici di disuguaglianze tra ricchi e poveri destinate progressivamente ad ampliarsi.

Dove abbiamo sbagliato?
Si chiedono dunque Salvatore Esposito del Centro Studi – Rete Comunità Locali Sostenibili e Adriana Maestro della Scuola di Economia Trasformativa dell’Università della Pace delle Marche introducendo la seconda parte del campo.

Ecco le tre grandi bugie del ‘900:

  • i diritti sociali, politici ed economici sono divisibili;
  • la crescita economica è possibile all’infinito;
  • la ricchezza di pochi avvantaggia tutti e la disuguaglianza tra gli uomini è naturale.

Sono state coperte dalle tre “C” dell’Homo Oeconomicus: Consumismo, Comunicazione, Conformismo, alimentando un sistema vocato alla crescita economica e alla massimizzazione dei profitti piuttosto che alla generazione di felicità e benessere collettivo.

Diventa quindi urgente, secondo i nostri relatori, ritornare all’essenza del significato della parola ECONOMIA: OIKOS (Casa) NOMOS (Legge), ripensando quindi un modello economico in cui la produzione e lo scambio di beni o servizi sia orientato primariamente alla realizzazione del Bene Comune. Per fare questo è inevitabile assumere lo sguardo dell’ultimo:

  • l’idea di giustizia e di economia del povero e del disoccupato;
  • il sistema urbanistico-architettonico visto dal disabile;
  • la giustizia vista dalla cella insostenibile e affollata;
  • la funzione delle foreste vista dall’Africa.

Rigettando la tentazione di interventi esclusivamente assistenziali elargiti dall’alto, ma attivando azioni di accompagnamento e cura basate sul riconoscimento di una comune vulnerabilità che solo attraverso l’attivazione di legami di reciprocità può essere progressivamente superata.

Come realizzare dunque il cambiamento e come rendere possibile che ai modelli economici tradizionali possano iniziare ad affiancarsi modelli economici trasformativi ed inclusivi? Da questi giorni di campo abbiamo capito che non esiste uno “starter kit” preconfezionato, né ci si può aspettare che il cambiamento arrivi dai governi nazionali o locali. È un cambiamento che è necessario creare dal basso, da piccole realizzazioni duplicabili, estendibili, capaci di contaminare il territorio circostante diventando quindi trasformative.
Si tratta di comunità locali sostenibili, agricoltura sociale, welfare di comunità, fattorie sociali e molto altro che la creatività può suggerire a condizione che la progettazione non venga fatta a tavolino, ma parta dalla conoscenza del territorio, dalla relazione con le persone e dalla motivazione profonda di prendersi cura del benessere del prossimo e dell’ambiente in cui viviamo.

Uno degli “economisti” di spicco di questi nuovi modelli di economia sostenibile è papa Francesco che con l’enciclica Laudato Sii ha dato un importante contributo all’analisi critica dei modelli economici tradizionali, spronando governi e singoli ad intraprendere un deciso “cambio di rotta per uscire dalla spirale di autodistruzione in cui stiamo affondando (LS 163).  Se teniamo conto del fatto che anche l’essere umano è una creatura di questo mondo, che ha diritto a vivere e ad essere felice, e inoltre ha una speciale dignità, non possiamo tralasciare di considerare gli effetti del degrado ambientale, dell’attuale modello di sviluppo e della cultura dello scarto sulla vita delle persone (LS 43).

Dobbiamo dire che il campo si è concluso con più dubbi che certezze, ma con il desiderio comune di far sì che il percorso iniziato a settembre 2019 alla due giorni di Bardolino con l’intervento del prof. Roberto Mancini e continuato a gennaio 2020 con il campo invernale non finisca qui. Dal 26 al 28 Marzo 2020 ad Assisi 500 giovani di tutto il mondo parteciperanno all’evento “Economy of Francesco”(francescoeconomy.org) per fare con il pontefice un “patto” per cambiare l’attuale economia e dare un’anima all’economia di domani… segno che il cambiamento è in corso, l’economia di domani in costruzione e la domanda da porsi a questo punto è: ma io a cosa sarò disposto a rinunciare per il bene comune?

 Giuseppe Lovascio

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