Giustizia di Dio, perdono e riconciliazione

Bilancio della festa

Giustizia di Dio, perdono e riconciliazione sono le parole che più si sono sentite risuonare alla festa diocesana di quest’anno dal titolo Vie di riconciliazione.

Abbiamo ascoltato commossi il racconto di Agnese Moro (disponibile presto sul nostro sito) e abbiamo pregato anche per noi di saperci disarmare, di non possedere armi di violenza, di non cedere alla follia che sostiene e propaga l’idea che il fine giustifica i mezzi e di non considerare mai un essere umano come mezzo, ma solo come fine. Il Signore, che è morto per noi quando tutti eravamo peccatori, ci aiuti a disarmarci, di colpo, senza indugi e ci faccia vedere e sentire negli altri uomini non il nostro inferno, né oggetti di consumo o da scartare ma sorelle e fratelli.

Mons. Manicardi, attraverso un’elaborata riflessione sul Vangelo di Matteo, ha approfondito i temi di giustizia e perdono sottolinenando come la giustizia di Dio, che è misericordia, sia profondamente diversa dal concetto di giustizia che l’uomo si è costruito nel tempo; infatti, la giustizia di Dio stenta a entrare nella vita dell’uomo, il quale fatica a capire che il male dev’essere vinto grazie al perdono. Il rischio, infatti, è quello di non capire che prima di tutto il cristiano è un perdonato e il perdono ricevuto esige il perdono concesso, così da rilanciare un meccanismo di grande speranza.

Il perdono è l’aspetto più difficile della dimensione umana, ci ha messo in guardia don Carmelo Torcivia. Essere capaci di perdonare o meno è una cartina di tornasole per l’amore: fin quando amo perdono, se non c’è amore non perdono. Inoltre, il perdono nasce da un’esigenza di libertà per non essere sempre legati al rancore, quindi non è mai dimenticanza del peccato commesso. La confessione è una celebrazione della liberazione dal peccato perché noi uomini e donne non potremo mai perdonarci (perché la coscienza non ce lo permette), invece Dio perdona sempre e la meraviglia davanti a un Dio che perdona sempre e perdona tutti è il primo passo della conversione. C’è poi una distinzione fra perdono e riconciliazione: il perdono non implica la riconciliazione, è un’apertura alla riconciliazione, che implica un cammino.

La buona riuscita di una festa, oltre che dagli incontri formativi, si basa evidentemente sulle relazioni fraterne, che in essa si possono creare o rigenerare; è incontrandosi di persona, senza schermi, impegnandosi nel servizio o intrattenendosi reciprocamente con parole che edificano che il clima della festa risulta positivo; è pregando insieme, è ridendo e ascoltandosi reciprocamente che si può crescere facendo esperienza di quanto sia bello essere Chiesa.

A fine anno pastorale, quando la fatica di tanto lavoro speso in parrocchia può segnare il passo, e per qualcuno la scelta di lasciare incarichi di responsabilità e servizio, la festa vuole proprio ricordare a tutti che la gioia della chiamata a servire nella vigna del Signore vale più di ogni meschino calcolo sul salario spettante o sulle differenze che intercorrono tra di noi: chi è più bravo, chi merita di più?

La festa diocesana è festa di tanti che provengono da esperienze parrocchiali differenti e cercano con passione ciò che li accomuna piuttosto che ciò che li divide: è così che misuriamo l’esito della festa 2018, è così che il bilancio finale ci auspichiamo possa essere quello di saper portare frutti veri di riconciliazione e amore.

Cosa stai cercando?